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La Borsa svizzera ha chiuso la seduta in territorio positivo con l'indice SMI dei principali titoli a 8'378,73 punti, in leggero progresso dello 0,10% rispetto a ieri. Anche l'indice complessivo SPI è salito dello 0,10% a quota 9'171,02.

Dopo i recenti record registrati a Wall Street l'atmosfera generale è tutto sommato improntata all'ottimismo, ma come nei giorni scorsi - ha detto un commentatore - pesano le incertezze politiche: i mercati guardano in particolare alle prossime mosse del presidente americano Donald Trump, mentre sale il nervosismo in relazione alle elezioni presidenziali in Francia, che potrebbero costituire una minaccia per l'Eurozona. Continua inoltre a destare preoccupazione la situazione finanziaria in Grecia e l'elevato indebitamento dell'Italia.

Sulla piazza zurighese l'attenzione si è subito concentrata su tre aziende che stamane hanno divulgato i risultati 2016. In affanno sin dalle prime battute è apparsa ABB che fatica a ritrovare il cammino della crescita: nel 2016 il gruppo elettrotecnico ha visto il fatturato arretrare, a fronte di un miglioramento della redditività. Il quarto trimestre ha permesso di stabilizzare il calo degli ordinativi, ma in borsa il giudizio degli investitori è stato negativo e il titolo ha perso il 3,39% (a 22.53 franchi).

Tendenza opposta per Syngenta (+1,08% a 430.00 franchi), pur avendo annunciato utili e fatturato in calo, sotto le previsioni degli analisti: questi dati sono comunque passati in secondo piano e decisive sono risultate le aspettative riguardo alla vendita dell'azienda al colosso ChemChina. Il gruppo agrochimico basilese stima di poter chiudere la transazione nel secondo trimestre dell'anno, con conseguente accelerazione degli affari. In questo campo, ha detto il Ceo Erik Fyrwald, sono stati fatti progressi.

Solida anche la prestazione di Swisscom (+1,38% a 440.60 franchi), che lo scorso anno ha accusato un leggero calo del fatturato, ma un incremento degli utili a 1,6 miliardi. I dati pubblicati oggi sono in linea con le aspettative in relazione al giro d'affari e addirittura leggermente migliori quanto a redditività.

I tre pesi massimi difensivi hanno evidenziato un andamento contrastato. Il colosso dell'alimentare Nestlé, approfittando della situazione di instabilità, è apparso molto tonico (+1,72% a 74.10 franchi), mentre più fiacchi si sono rivelati i farmaceutici Novartis (+0,20% a 74.10 franchi) e soprattutto Roche (-0,46% a 237.40 franchi). Richiesta è stata anche Givaudan (+1,14% a 1'770.00 franchi), pure considerato un valore difensivo.

Le incertezze internazionali hanno invece tarpato le ali ai bancari, spingendoli verso il basso. Solo Julius Bär è riuscita a rimanere sopra la soglia della parità (+0,41% a 47.07 franchi): Ubs è scivolata leggermente dello 0,06% (a 15.78 franchi) e Credit Suisse, già sotto pressione ieri, ha fatto un tonfo del 2,77 (a 14.40 franchi). Negativo anche il segmento del lusso: Swatch ha ceduto lo 0,89% (a 335.60 franchi) e Richemont l'1,34% (a 73.75 franchi). Sul mercato allargato Vontobel, che ha presentato i risultati 2016, è precipitata del 5,15% (a 53.40 franchi)

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SDA-ATS