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Borse giocano contro economia ed esseri umani, lo dice prof Zurigo

La logica dei mercati finanziari gioca ormai contro la stessa economia e gli esseri umani: ne è convinto Marc Chesney, professore all'istituto di studi bancari e di finanza dell'Università di Zurigo, che vede nel dominio dell'industria della finanza la causa di enormi problemi sociali ed economici. L'esperto arriva a tracciare un parallelo fra la sorte dei giovani falciati dalla prima guerra mondiale e quella dei loro coetanei che oggi non hanno lavoro.

"Nella sola Ue gli stati hanno salvato le banche con denaro dei contribuenti per un ammontare di 400 miliardi di dollari, senza chiedere veramente nulla in cambio", afferma Chesney in un'intervista pubblicata oggi da "Work", quindicinale del sindacato Unia. Per farlo "gli stati si sono fortemente indebitati e proprio questo debito viene usato dalle grandi banche e dai fondi per scommettere sulla bancarotta di stati e imprese".

"I brutali programmi di risparmio che le banche hanno imposto agli stati hanno dissanguato parte dell'Europa", sostiene l'economista. Intanto la politica è latitante. "Le rapide successioni di sedute di crisi, soprattutto a Bruxelles, rasentano il ridicolo", rappresentano "uno spettacolo pietoso".

"Le banche" - continua il 55enne - "utilizzano il capitale sempre meno in investimenti produttivi, come sarebbe loro compito, e sempre più in scommesse. Così facendo il capitale perde la sua vera caratteristica. Se si gioca al casinò si fanno delle scommesse, non si investe".

Secondo Chesney i grandi istituti, come UBS e Credit Suisse, cosiddetti too big to fail - troppo grandi per fallire - ribaltano i rischi del loro operato sul contribuente, sui lavoratori, sulle assicurazioni sociali. Beneficiano quindi in tal modo di una sovvenzione: "per le sole grandi banche svizzere questa sovvenzione è di 50 miliardi di franchi, secondo il Fondo monetario internazionale". Per il professore "è paradossale che una piccola minoranza possa imporre i suoi interessi al 99% della popolazione".

"La maggioranza dei politici ritiene che bisogna concedere tutto ai mercati finanziari per tenerli buoni. Ma si sbagliano. Per accontentarli, dovremmo forse abbassare i salari al livello della Cina affinché l'Europa possa tornare ad essere competitiva? Sarebbe insensato".

Marc Chesney ha appena pubblicato un libro che parla dell'ultimo secolo, intitolato "Dalla Grande Guerra alla crisi permanente. L'ascesa dell'aristocrazia finanziaria e il fallimento della democrazia". L'economista confronta il 2014 con il 1914: "cento anni or sono, nella Prima guerra mondiale, le giovani generazioni europee si dissanguarono sui campi di battaglia; oggi si sacrifica una parte della gioventù per una nuova guerra, quella finanziaria".

Nel volume Chesney propone anche misure concrete per cambiare il sistema. Fra le ricette citate: portare al 20-30% il capitale proprio delle banche, separare l'investment banking dal resto dell'attività degli istituti, certificare i prodotti finanziari e renderli più trasparenti, limitare l'evasione e l'ottimizzazione fiscale. Chesney propone anche una microtassa dello 0,2% su tutti i pagamenti.

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