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SARAJEVO - Ancora una volta, dopo 15 anni, la terra di Srebrenica ha accolto nel suo grembo i poveri resti delle vittime innocenti - 775 esumate dalle fosse comuni e identificate nel corso dell'ultimo anno - e ancora una volta la comunità internazionale ha ammesso il proprio fallimento nell'impedire il massacro di oltre ottomila musulmani nel luglio 1995, il più grave eccidio di civili in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Almeno 50'000 persone hanno partecipato nel cimitero di Potocari, alle porte di Srebrenica, alla sepoltura delle 775 vittime, fra cui 70 minorenni, due donne e intere famiglie: 37 col nome Hasanovic, 24 Mehmedovic, 21 Alic, 20 Mujic. Tra questi ultimi, tre nuove tombe appartengono al marito Redzo (44) di Fatima Mujic e ai suoi figli Sefik (22) e Nufik (16), le cui ossa sono state trasferite quattro volte da una fossa comune all'altra.
"Erano persone che volevano solo vivere in pace, che si sono fidate del fatto che la comunità internazionale le avrebbe protette e che nel momento più difficile sono state abbandonate a se stesse", ha detto il presidente Usa Barack Obama nel messaggio letto oggi a Potocari dall'ambasciatore a Sarajevo Charles English. Per questo, ha aggiunto Obama, "l'orrore di Srebrenica è una macchia sulla nostra coscienza collettiva".
Il presidente americano, come tutti i politici bosniaci ed europei presenti oggi a Potocari - fra gli altri il premier belga Yves Leterme e quello turco Recep Tayyip Erdogan, il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, il presidente sloveno Danilo Turk - ha invitato "tutti i governi a non permettere che un crimine di così terribili dimensioni resti impunito e ad individuare e arrestare tutti i responsabili", in particolare il comandante militare dei serbi di Bosnia, generale Ratko Mladic, ricercato dalla giustizia internazionale e ancora latitante.

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SDA-ATS