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Un convoglio silenzioso di camion bianchi proveniente dall'obitorio di Visoko, che trasportava al cimitero di Potocari i resti di 409 vittime del massacro di Srebrenica del 1995, identificate dal luglio dell'anno scorso ad oggi con il test del Dna, ha attraversato oggi le strade di Sarajevo tra molte persone in lacrime.

Accolto dalle massime autorità bosniache, ma assenti i rappresentanti serbo-bosniaci, il convoglio si è fermato brevemente davanti all'edificio della presidenza bosniaca, lungo il marciapiede cosparso di petali di rose bianche.

Posando dei fiori sui camion, l'esponente musulmano della presidenza tripartita, Bakir Izetbegovic, riferendosi chiaramente ai serbo-bosniaci che negano il genocidio di Srebrenica, ha detto che "sarebbe davvero ora che si cerchi di costruire la fiducia reciproca e un futuro migliore in Bosnia affrontando il passato".

Tra le salme che verranno tumulate a Potocari l'11 luglio, nel 18/o anniversario dell'eccidio, vi è anche quella senza nome della bimba neonata di Hava e Hajrudin Muhic, e di due donne, Behara Djelilovic e Hajra Mulalic, uccise rispettivamente all'età di 73 e 19 anni, tutte ritrovate nella fossa comune della fabbrica di batterie d'auto, base all'epoca dei caschi blu olandesi che consegnarono ai loro carnefici migliaia di civili che avevano cercato la salvezza nella base dell'Onu.

Accanto alle tombe esistenti dove riposano 5'657 vittime del massacro identificate negli anni scorsi, quest'anno verranno sepolti anche 44 minorenni tra 14 e 18 anni e Edhem Rahmanovic ucciso all'età di 76 anni.

Dopo la caduta di Srebrenica, allora 'area protetta dell'Onu', nelle mani dei soldati del generale Ratko Mladic, oggi alla sbarra al Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi) con l'accusa di genocidio e crimini di guerra e contro l'umanità, le forze serbe passarono per le armi oltre ottomila musulmani della città, per lo più uomini e ragazzi.

Da giovedì presso il memoriale di Potocari ci saranno 6'066 tombe di vittime esumate in 150 località, di cui 74 erano fosse comuni, per lo più quelle cosiddette 'secondarie', dove cioè i corpi furono trasferiti dalle fosse di prima sepoltura nell'intenzione di occultare le prove del massacro.

Altre 226 vittime sono state sepolte altrove per desiderio delle famiglie, mentre 229 vittime sono state identificate ma a causa dei trasferimenti, spesso usando i bulldozer, gli scheletri non sono completi e le famiglie rinviano la tumulazione nella speranza che verranno ritrovate le parti mancanti. Munira Subasic, presidente delle 'Madri di Srebrenica', invece, seppellirà solo due ossa ritrovate dopo 18 anni, di una gamba e di un braccio, del figlio Nermin.

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SDA-ATS