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Saranno sepolte il 20 luglio prossimo 218 vittime identificate, delle 435 finora esumate dalla miniera di Tomasica, nei pressi di Prijedor, in Bosnia occidentale, scoperta l'anno scorso e che contiene le spoglie di musulmani e croati uccisi dai serbi nell'estate del 1992, primo anno della guerra in Bosnia (1992-95). Quella di Tomasica è ritenuta la fossa comune più grande scoperta in Bosnia.

Dopo una funzione religiosa comune a Prijedor, le vittime verranno tumulate nelle varie località dell'area.

Tra esse, nel villaggio di Zecovi, il marito Muharem (53) ed i sei figli di Hava Tatarevic: il più giovane Nishad aveva 18, il più grande Senad 31 anni, tutti uccisi il 23 luglio 1992 quando i militari serbi fecero irruzione nel villaggio e uccisero tutti quelli che vi trovarono. Verranno sepolti anche diverse donne e uomini di varie età, tra cui Abdulah Hegic, ucciso all'età di 60 anni, e i suoi 5 figli, di età da 25 a 40 anni.

Si ritiene che Tomasica sia la più grande fossa comune della Bosnia, dove, a grande profondità, sono state originariamente sepolte 900 vittime. Nel 1993, nel tentativo di occultare le prove dei crimini, i militari serbi avevano asportato da Tomasica lo strato superficiale dei cadaveri trasferendoli a Jakarina Kosa, nella poco distante ex miniera di Ljubija, da dove, nel 2001, sono stati estratti 373 corpi.

Sono 3200 le vittime della pulizia etnica condotta a Prijedor, iniziata, oltre che con l'istituzione di tre campi di concentramento (Omarska, Keraterm, Trnopolje) e uccisioni sommarie, con un ordine delle autorità serbe ai musulmani di esporre lenzuola bianche alle finestre e di portare un nastro bianco intorno al braccio. Lo ricorda anche un documento ritrovato a Tomasica: il permesso scritto per un musulmano di recarsi dal medico.

Per i crimini commessi nell'area di Prijedor il Tribunale internazionale dell'Aja (Tpi) ha condannato 16 serbo-bosniaci a complessivamente 230 anni di carcere.

SDA-ATS