Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

È sempre più rovente il clima in Brasile, dove sono in corso proteste a oltranza contro la presidente Dilma Rousseff e altre - ma a suo favore - sono in programma nelle prossime ore.

Il rischio di scontri tra i manifestanti contrapposti è elevatissimo, secondo le autorità. Soprattutto a San Paolo, maggiore città del Paese e tradizionale 'feudo' dell'opposizione e dove è presente anche l'ex capo di Stato, Luiz Inacio Lula da Silva, la cui nomina a ministro della Casa civile è stata sospesa ieri da un giudice federale.

Nella megalopoli paulista, già si registrano i primi tafferugli tra dimostranti pro e anti-Dilma. In mattinata era dovuto intervenire il nucleo antisommossa della polizia militare con idranti e granate stordenti per disperdere la folla che aveva occupato per quasi 48 ore consecutive l'Avenida Paulista, una delle strade più importanti della città, chiedendo le dimissioni di Rousseff.

Sull'ipotesi che la presidente non concluda il proprio mandato, ufficialmente in scadenza nel 2018, tendono ormai a lavorare anche gli analisti del mercato finanziario: lo testimonierebbe il comportamento della Borsa che ha aperto in rialzo anche stamane, dopo aver chiuso ieri a +6,6%, il maggior aumento in sette anni.

Si acuisce intanto anche lo scontro frontale tra potere politico e potere giudiziario. Lula ha cercato di tendere una mano alla magistratura, dopo le polemiche scatenate dalla diffusione di un'intercettazione telefonica in cui l'ex presidente definiva "invigliacchiti" i giudici del Supremo tribunale federale. "Mi aspetto giustizia, semplicemente giustizia", ha scritto l'ex presidente-operaio in una lettera aperta con la quale ha cercato di correggere il tiro delle sue affermazioni, assicurando di avere "stima e rispetto" per il sistema giudiziario.

Ma a sferrare un nuovo, durissimo attacco al pool di magistrati della 'Mani Pulite verde-oro' è stata a sorpresa la sua pupilla Rousseff: la "politicizzazione" della giustizia è un "passo indietro nella storia", ha affermato Dilma, durante un evento pubblico a Bahia, in riferimento alla diffusione sulla stampa di un'intercettazione telefonica tra lei e l'ex presidente Lula. "In molti altri Paesi, chi intercetta le conversazioni telefoniche del presidente senza autorizzazione finisce in galera", ha continuato Dilma, facendo capire di avercela soprattutto con il pm Sergio Moro.

Nella breve conversazione intercettata ieri dalla polizia federale, Dilma informa Lula che sta per mandargli il decreto di nomina ministeriale, da usare - sottolinea la presidente - solo "in caso di necessità". Secondo gli inquirenti, ciò dimostrerebbe che la nomina di Lula a ministro è stata fatta con l'unico scopo di sottrarlo alla magistratura ordinaria. Tesi respinta con vigore dal governo e dalla stessa Rousseff.

Indiscrezioni della stampa intanto rivelano che il procuratore generale, Rodrigo Janot, sarebbe orientato a confermare la validità e legalità della controversa intercettazione, in quanto riguarderebbe non la presidente Rousseff ma l'ex presidente Lula, nella sua veste di indagato.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.









SDA-ATS