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Per evitare condanne più pesanti a carico dei loro clienti, i difensori dei 38 imputati dello scandalo politico conosciuto come "mensalao" hanno confermato in massa l'uso metodico della cosiddetta "cassa 2" - fondi non dichiarati al fisco - subito dopo la disputa presidenziale del 2002, che sancì l'inizio del mandato dell'ex presidente, Luiz Inacio Lula da Silva (2003-2010).

Nell'ammettere la colpevolezza per il reato (meno grave e, nella maggioranza dei casi, già prescritto) di finanziamento illecito del Partito dei lavoratori (Pt), fondato dall'ex capo di Stato, gli avvocati hanno al tempo stesso negato l'esistenza del sofisticato schema di corruzione, consistente nel pagamento di "bustarelle" mensili (di qui il termine "mensalao") ai parlamentari dell'opposizione, che ha motivato il processo penale in corso al Supremo tribunal federal (Stf, la Corte costituzionale brasiliana).

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SDA-ATS