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Oggi il Brasile si è fermato, bloccato da uno sciopero generale e nazionale che si è fatto sentire soprattutto a San Paolo, megalopoli con 20 milioni di abitanti, e nelle altre grandi città e nei porti del paese.

Il nome che gli organizzatori della misura di forza hanno voluto dare allo sciopero è stato "Giornata nazionale di lotte". Uno slogan chiaro nel contesto però di una situazione politica e sociale tesa e complessa.

Quello di oggi è infatti il primo grande sciopero dopo le mobilitazioni che per giorni a giugno hanno scosso il paese e che hanno avuto nel mirino soprattutto il governo di sinistra guidato dalla presidente Dilma Rousseff.

Tra le richieste fatte al governo, quelle di 40 ore settimanali di lavoro, un aumento per alcune categorie di pensionati e l'archiviazione di un progetto di legge per rafforzare le politiche di terziarizzazione delle imprese. Al centro delle richieste anche un calo dell'inflazione (ora al 6% anno).

Alla "Giornata di lotta" aderiscono tra gli altri il Movimento dei contadini senza terra (Mst) e le principali sigle sindacali del Brasile, dalla Centrale unica dei lavoratori (Cut) all'Unione generale dei lavoratori (Ugt) e all'influente Centrale dei petrolieri.

Le diverse federazioni e categorie hanno così voluto sostenere le proteste che per giorni, in lungo e in largo nella nazione, hanno posto al centro delle rivendicazioni tra l'altro la richiesta di un drastico miglioramento dei servizi pubblici, le "folli" spese per i mondiali di calcio e maggiori investimenti nella sanità e l'educazione.

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SDA-ATS