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Giudizi pesantemente negativi sulla bozza Tusk, dopo i primi commenti favorevoli di Downing Street, arrivano dal fronte euroscettico britannico.

Nello stesso Partito Conservatore del premier David Cameron si fa sentire il popolare sindaco di Londra, Boris Johnson, secondo il quale Londra deve puntare a ottenere "molto, molto di più".

Mentre Matthew Elliott, direttore della campagna Vote Leave in vista del referendum sulla Brexit, bolla come un contentino destinato a restare sulla carta anche il diritto di veto sulla legislazione europea - "venduto" da ambienti vicini a Cameron come una delle maggiori conquiste negoziali - che verrebbe accordato ai parlamenti nazionali (ma con un quorum minimo del 55% di tutte le assemblee elettive dei 28 Paesi Ue, secondo quanto filtrato a Londra) con il passaggio dall'attuale sistema del "cartellino giallo" al "cartellino rosso".

Ancor più duro Nigel Farage, leader anti-Ue dell'Ukip, secondo il quale presentare "il cartellino rosso come una sorta di vittoria" per la sovranità britannica "è ridicolo".

Dubbi pure dal leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, che ha chiesto e ottenuto che il governo risponda in parlamento degli sviluppi del negoziato con Bruxelles. Mentre secondo gli indipendentisti scozzesi (filo-Ue) dello Snp, la partita giocata da Cameron è "un'occasione perduta".

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SDA-ATS