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Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker lancia un avvertimento a Londra

Keystone/EPA/OLIVIER HOSLET

(sda-ats)

Quando mancano ormai poche settimane alla notifica ufficiale di divorzio tra Gran Bretagna e Unione europea, Jean-Claude Juncker ci va giù duro con Londra: "per dirla un po' volgarmente: dovranno pagare un conto salato".

L'avvertimento del presidente della Commissione europea sta a significare una volta di più che lasciarsi non sarà indolore. "Ci sarà un negoziato difficile - ammonisce Juncker - e non sarà a costo zero. Dovranno rispettare gli impegni presi".

Un antipasto dei negoziati che partiranno dopo la notifica della procedura prevista dall'articolo 50 del Trattato. La premier Theresa May la presenterà a marzo, forse già al vertice dei leader europei del 9-10 a Bruxelles. Ma per definire i dettagli servirà molto tempo, dice Juncker. Quanto alle condizioni chieste finora da Londra, ribadisce, "chi vuole godere dei vantaggi del mercato unico dovrà rispettare la libera circolazione dei lavoratori".

La Brexit tuttavia è solo uno dei problemi cui deve far fronte l'Ue. L'Europa è "alle prese con una poli-crisi", ammette Juncker parlando davanti al parlamento belga. Domani dunque saranno molti i temi sul tavolo di un appuntamento con Angela Merkel a Berlino. Oggi Juncker ha spiegato di essere "favorevole a un ricorso più frequente a cooperazioni rafforzate" tra gli Stati. Insomma, quella "Europa a più velocità" proposta dalla cancelliera tedesca come possibile via d'uscita dall'impasse.

Con il vento che soffia nelle vele di movimenti e partiti anti-establishment e una serie di appuntamenti elettorali che mettono a rischio la sopravvivenza stessa della costruzione comunitaria, il lussemburghese lavora intanto con la sua Commissione a un "libro bianco" per rilanciarla. Un documento, almeno a giudicare dalle dichiarazioni di oggi, che non si preannuncia come una rivoluzione: "Non è il momento di lanciare in Europa un dibattito istituzionale, alla gente non interessa", frena Juncker. Mentre arrivano nuove smentite sulle sue possibili dimissioni: "Una notizia infondata", sostiene il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani in un forum all'agenzia di stampa italiana ANSA.

Servono però nuove politiche sociali, ammonisce Juncker: "un'esigenza per ridurre il fossato enorme tra Europa e cittadini". E serve portare avanti progetti come la difesa comune che per il presidente della Commissione è "essenziale". La porta sembra invece chiusa per le proposte più ambiziose, come alcune di quelle lanciate la scorsa settimana dal Parlamento europeo: bilancio comune, ministro delle finanze Ue, fondo monetario europeo. Modifiche che in questo momento non incontrano il favore unanime degli Stati membri: bene insomma rafforzare i legami esistenti tra chi lo desidera su dossier specifici ma no a un'integrazione più stretta. Ed ecco quindi la convergenza sull'idea della Merkel: un'Unione a geometrie variabili, una strada mediana tra chi chiede "più Europa" e chi preferirebbe restituire spazio alle sovranità nazionali.

SDA-ATS

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