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È parità virtuale fra il "sì" e il "no" all'Europa a 10 giorni dal referendum britannico del 23 giugno sull'Unione europea. Lo certifica la media dei sondaggi aggiornata da 'What UK Thinks', un centro d'analisi indipendente che incrocia costantemente i dati.

D'accordo sul testa a testa anche molti esperti, incluso il commentatore politico capo dell'Independent, che in questi giorni ha pubblicato l'unico sondaggio che abbia dato la Brexit in vantaggio potenziale addirittura di 10 punti.

Il commentatore dell'Independent online, John Rentoul, prova a fare ordine fra le indicazioni contrastanti degli istituti demoscopici, ammettendo come quello dei 10 punti di vantaggio degli euroscettici condotto dall'Orb per la sua testata appaia fuori scala rispetto agli altri due pubblicati nelle stesse ore da due autorevoli centri di ricerca 'rivali': con quello di Opinium, apparso oggi sull'Observer, che dà i pro-Ue in testa di due punti, e quello di Yougov per Sunday Times che invece accredita un vantaggio ai filo-Brexit, ma di appena un punto (50,5% contro 49,5).

Rentoul si domanda se a questo punto abbia senso prendere per buone le rilevazioni, ricordando del resto il fiasco delle previsioni circolate prima delle elezioni politiche britanniche del maggio 2015. Ma conclude che stavolta i sondaggisti si limitano probabilmente solo a cogliere gli umori volatili e le indecisioni di molti cittadini. E conclude: "Malgrado gli errori di un anno fa, i sondaggi restano il metodo peggiore per capire ciò che la gente pensa salvo tutti gli altri".

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SDA-ATS