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Il luogo in cui è avvenuto il crimine

KEYSTONE/ALEXANDRA WEY

(sda-ats)

La polizia lucernese ha rivelato oggi un particolare relativo al brutale stupratore che nel luglio 2015 a Emmen violentò e rese tetraplegica una 26enne. L'uomo si è presentato alla vittima come Aaron, o Aron, hanno indicato oggi le autorità.

Per ragioni di tattica dell'inchiesta questa informazione non era stata finora comunicata, si legge in un comunicato. Stando agli inquirenti non è chiaro se quello indicato sia il vero nome dell'aggressore. Ma la polizia ha lanciato un appello alla popolazione, chiedendo di segnalare eventuali Aron/Aaron (usato eventualmente anche come nome d'arte) che potrebbero essere collegati al delitto.

Come noto le forze dell'ordine sono alla ricerca di un uomo di 170-180 centimetri, di età compresa tra i 19 e i 25 anni, di pelle piuttosto scura, capelli crespi neri, fumatore, che parla un tedesco stentato e che il giorno del delitto indossava una felpa a maniche lunghe con cappuccio e pantaloni corti.

La polizia cerca un Aron/Aaron che ha potrebbe essersi trovato a Emmen nel luglio 2015, magari ospitato o assunto da qualcuno per esempio come lavoratore temporaneo, che magari si è segnalato per un interesse speciale riguardo alla vicenda o che si è fatto notare in altro modo, che se ne è andato a sorpresa dopo quel periodo o che improvvisamente non si vede più in un'associazione, in un club sportivo o in un gruppo di amici. La procura lucernese ha fissato a 20'000 franchi la ricompensa per indicazioni che permetteranno di identificare lo stupratore.

Il ricordo del caso è ancora molto vivo nella Svizzera tedesca. Il 21 luglio 2015, un martedì, una giovane d'origine indiana allora 26enne adottata da una coppia lucernese stava tornando dal lavoro in bicicletta, intorno alle 22:30, percorrendo la riva della Reuss in direzione di Lucerna, quando venne assalita e poi stuprata in un boschetto vicino. Subì ferite gravissime, che la paralizzarono dal collo in giù.

Per trovare l'autore del reato la polizia ha impiegato massicci mezzi. Per settimane dopo il delitto gli agenti hanno effettuato controlli di identità nei dintorni. Tutte le segnalazioni provenienti dalla popolazione sono state verificate: tre persone sono state anche temporaneamente fermate.

Gli inquirenti hanno controllato 10'000 dati personali. La procura ha convocato in tutto 371 uomini per effettuare il test del DNA, poiché sono state trovate tracce dell'aggressore sui vestiti della vittima. Quattro persone non sono state ancora controllate perché risiedono all'estero: sono pendenti altrettante rogatorie.

La polizia ha anche esaminato migliaia di numeri di cellulari che al momento del tragico fatto erano in connessione con una vicina antenna: 1863 dati di telefonini sono stati analizzati con maggiore precisione e 32 persone hanno pure dovuto sottoporsi al test genetico. Per 30 di loro non sono emersi riscontri, due mancano ancora all'appello.

SDA-ATS

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