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Sull'onda degli attentati di novembre a Parigi la Commissione europea ha deciso di procedere a un inasprimento della legge europea sulle armi per evitare - secondo il presidente Jean-Claude Juncker - "che esse finiscano in mano a terroristi".

Una prima bozza, in circolazione da qualche tempo, non ha mancato di impensierire Berna: alcuni punti contraddicono il diritto attualmente in vigore in Svizzera. Cosa assai problematica, in quanto la Confederazione, sulla base dei trattati di Schengen, dovrebbe allinearsi alle direttive di Bruxelles.

Il progetto di legge - elaborato sulla base delle esperienze raccolte esaminando le armi usate negli ultimi attentati, ad esempio quelli di Parigi o quello sul treno Thalys partito da Amsterdam e diretto verso la capitale francese - prevede tra l'altro un divieto generalizzato di vendita online nonché regole più severe riguardo alle armi dismesse.

Meno innocua in ottica elvetica è l'introduzione di un divieto riguardante quelle armi semiautomatiche civili che assomigliano ad armi da guerra. Si tratta ad esempio dei fucili d'assalto semiautomatici, che attualmente possono essere acquistati con un semplice "permesso d'acquisto" ed utilizzati senza limitazione al di fuori delle attività legate al servizio militare.

Niente più arma d'ordinanza a casa?

Stando alla bozza delle nuove normative UE, i militi dell'esercito svizzero non potrebbero più portare a casa l'arma di ordinanza alla fine del servizio obbligatorio. Tra le armi proibite figureranno anche i fucili d'assalto automatici convertiti in semi-automatici: secondo la Commissione UE si tratta infatti di dispositivi estremamente pericolosi a causa dell'alta capacità legata alle munizioni.

E Bruxelles si spinge ancora oltre: per acquisire un'arma bisognerà poterne dimostrare la necessità: bisognerà insomma attestare di essere un cacciatore, un tiratore sportivo o un collezionista. Disposizione che non esiste attualmente nel diritto elvetico. Inoltre ogni permesso d'acquisto dovrà essere corredato di un attestato medico valido.

Sgarbo alla tradizione del tiro

Misure necessarie a contrastare il terrorismo secondo la Commissione europea, uno sgarbo alla secolare tradizione elvetica legata al tiro, secondo le lobby e gli ambienti interessati, che minacciano già fin d'ora di ricorrere al referendum qualora si volesse toccare il diritto federale.

Questa ferma opposizione potrebbe causare nuovi problemi alle già non semplici relazioni tra Berna e Bruxelles: avendo aderito agli accordi di Schengen, infatti, la Confederazione è costretta ad adottare le nuove normative integrandole nel diritto nazionale. Qualora non lo facesse ciò si tradurrebbe nella fine della cooperazione a livello di dogane, giustizia e polizia, e di conseguenza, anche della collaborazione nel settore dell'asilo e dell'immigrazione.

L'amministrazione federale si trova quindi sotto pressione, nel difficile ruolo di chi deve trovare una soluzione a Bruxelles che incontri il favore degli interessati in Svizzera. Le discussioni sono solo in fase iniziale, ha indicato all'ats il portavoce dell'Ufficio federale di polizia Alexander Rechsteiner: non è ancora chiaro quanto ampio sia il margine di manovra.

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SDA-ATS