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Alla base dell'affondamento della chiatta carica di ghiaia "Merlin", avvenuto nel Reno a Basilea il 4 agosto del 2014, non vi è stato nessun errore umano, bensì una sfortunata circostanza. Lo ha comunicato oggi il Ministero pubblico, che ha archiviato il caso.

Le indagini hanno dimostrato che il comandante non ha commesso alcuna irregolarità. Infatti, la nave era diventata impossibile da manovrare quando l'acqua aveva cominciato a penetrare nella stiva, in seguito a un problema al sistema di ancoraggio.

La chiatta si era poi rovesciata nei pressi del porto di Kleinhüningen (BS), immobilizzandosi quando la sua gru aveva toccato il fondo del fiume. Il sinistro aveva provocato un effetto a catena che aveva coinvolto altre due imbarcazioni.

Era infatti sopraggiunto il battello "Olympia", con a bordo una cinquantina di persone, che non aveva potuto evitare la collisione con il lato sinistro della poppa del "Merlin". A causa dell'impatto, l'"Olympia" aveva in seguito urtato leggermente un'altra nave passeggeri che stava transitando nei paraggi, il "Lafayette".

Nessuno era rimasto ferito, mentre i danni materiali sono stati valutati in circa un milione di franchi. Erano occorse diverse settimane per completare i lavori di recupero del "Merlin" nell'ottobre 2014.

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SDA-ATS