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L'agente della polizia basilese accusato di aver trasmesso illegalmente ad Ankara informazioni riguardanti oppositori turchi residenti in Svizzera è stato rimesso in libertà. Le indagini però proseguono.

KEYSTONE/GEORGIOS KEFALAS

(sda-ats)

L'agente della polizia basilese accusato di aver trasmesso illegalmente ad Ankara informazioni riguardanti oppositori turchi residenti in Svizzera è stato rimesso in libertà. Le indagini però proseguono.

Il rilascio è avvenuto già lo scorso giovedì sera poiché non vi erano motivi per prolungare il fermo, ha dichiarato oggi all'ats il commissario della polizia basilese Rene Gsell, confermando informazioni pubblicate dalla "SonntagsZeitung".

Al momento dell'arresto il Dipartimento di giustizia e polizia di Basilea città aveva reso noto che una parte dei dati consultati dal funzionario negli archivi della polizia non aveva alcun rapporto con la sua attività professionale. L'agente è stato licenziato in tronco.

L'uomo, secondo le autorità basilesi, lavorava nel servizio stradale della polizia come "assistente di sicurezza" senza arma, e già nel 2016 era finito nel mirino dei servizi di intelligence del Cantone e della Confederazione per attività in internet a favore di Ankara. In quell'occasione si rinunciò tuttavia ad approfondire le indagini e ad applicare misure disciplinari.

I reati ipotizzati sono quelli di abuso di autorità e violazione del segreto d'ufficio. Non è noto se l'arrestato sia di cittadinanza turca oppure se sia uno svizzero di origini turche.

L'episodio non ha mancato di suscitare polemiche. Da destra si critica il fatto che la polizia basilese, dal 1997, assuma anche agenti senza il passaporto svizzero. Il corpo di polizia è aperto alle persone con il permesso C di domicilio. In servizio ci sono attualmente 23 poliziotti stranieri (con un anno di formazione), sei "assistenti di sicurezza" (quattro mesi di formazione, senza arma) e quattro aspiranti.

SDA-ATS

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