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Il logo della banca ticinese BSI (foto d'archivio).

KEYSTONE/TI-PRESS/GABRIELE PUTZU

(sda-ats)

L'amministratore patrimoniale zurighese EFG International, che ha assunto il controllo della banca ticinese BSI, non riprende quota: nel primo trimestre dell'anno l'istituto ha infatti registrato deflussi di capitale pari a 3,5 miliardi di franchi.

I patrimoni in gestione sono così scesi a 140,6 miliardi di franchi. La tendenza dei clienti a ritirare fondi ha comunque rallentato alla fine del periodo in rassegna, afferma EFG, che prevede entro la fine del 2019 fughe di capitali per un ammontare complessivo di 10 miliardi. Già nel novembre del 2016 i clienti di BSI avevano ritirato denaro per un totale di 3,4 miliardi.

EFG ha acquistato BSI nel novembre del 2016 per 1,06 miliardi di franchi, ma il prezzo potrebbe ancora essere ritoccato: EFG International e il precedente proprietario brasiliano BTG Pactual stanno ancora negoziando: visti i deflussi di capitale EFG chiede uno sconto.

Il processo di integrazione di BSI procede intanto più speditamente del previsto: le attività in Svizzera, Asia e di BSI Overseas sono già state integrate ed entro metà anno dovrebbero essere assimiliate anche le unità di Lussemburgo e Monaco. Il marchio BSI, al termine del processo, scomparirà completamente.

L'istituto nel contempo ha proseguito il suo piano di riduzione dei costi, che stanno evolvendo conformemente agli obiettivi del 2017. Il difficile contesto di mercato ha comunque lasciato il segno sul piano dei ricavi e dei margini.

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SDA-ATS