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Le recenti misure prese dalla Banca nazionale svizzera (BNS) avranno un impatto per BSI: la banca ticinese prevede una riduzione dei margini nell'esercizio in corso e per farvi fronte intende a sua volta abbassare i tassi di interesse. Non è per contro previsto un ulteriore taglio dell'organico, ha spiegato in un'intervista all'agenzia finanziaria Awp il presidente della direzione Stefano Coduri.

Il 2015 sarà un anno di transizione, afferma il CEO. L'immobilizzazione delle liquidità imposta dalle autorità di sorveglianza generano dei costi che rischiano di ripercuotersi sulla clientela. "Potremo dover ricorre a una revisione dei tassi d'interesse per i nostri prodotti di previdenza del secondo e terzo pilastro e probabilmente saremo costretti a introdurre tassi negativi per i clienti istituzionali", ha spiegato Coduri.

Contrariamente ad altre banche BSI non prevede però di sopprimere altri impieghi in seguito alle mosse della BNS. "BSI ha già lanciato nell'autunno 2013 un programma di compressione dei costi con l'obiettivo di compensare la riduzione dei margini constatata negli ultimi anni", ricorda il manager. La manovra si articola su due anni e prevede la cancellazione di 160 posti, toccando in particolare la sede di Lugano.

Sviluppi importanti sono attesi con l'incombente accordo fiscale fra Berna e Roma, che comporterà deflussi verso l'Italia: è comunque difficile stimare quanti dei clienti italiani di BSI ricorreranno alla "voluntary disclosure", l'autodenuncia prevista dalle autorità della penisola. BSI non fornisce indicazioni sulla provenienza geografica dei 90 miliardi amministrati: viene però precisato che nessun paese è all'origine di oltre il 20% del totale della somma. In gioco vi sono quindi al massimo 18 miliardi di franchi "italiani".

"Le esperienze fatte con le precedenti amnistie fiscali ci hanno mostrato che la gran parte dei clienti tende a rimanere fedele alle banche svizzere", afferma Coduri. "Più a lungo termine occorrerà vedere come potremo rimanere competitivi nel confronto con gli istituti italiani".

Riguardo al programma di regolarizzazione fiscale americano, che ha visto l'istituto iscriversi nella categoria 2, Coduri ha sottolineato che BSI ha rispettato tutti i termini e che è in contatto regolare con il Dipartimento americano di giustizia per trovare una soluzione ragionevole alla vertenza. I costi legati al caso sono "considerevoli" ma non tali da mettere in pericolo l'esistenza della banca.

Intanto prosegue il processo di vendita di BSI dal gruppo assicurativo italiano Generali al conglomerato finanziario brasiliano BTG Pactual. "La transazione deve ottenere il via libera di una quindicina di autorità. Finora solo il Brasile ha formalmente dato la sua autorizzazione", ha concluso Coduri.

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SDA-ATS