Navigation

Bush sfida Trump coi pennelli, dipinge i migranti

I rapporti con Trump non sono idilliaci. KEYSTONE/AP/David J. Phillip sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 07 agosto 2020 - 19:30
(Keystone-ATS)

Con tela e pennelli George W. Bush sfida il muro di Donald Trump: l'ex presidente repubblicano sta per pubblicare un libro che raccoglie 43 ritratti di immigrati.

"Out of Many, One" (o "E pluribus, Unum", per secoli il motto degli Stati Uniti prima di essere soppiantato negli anni '50 da "In God We Trust"), punta i riflettori "sugli innumerevoli modi in cui l'America è stata rafforzata da individui venuti qui in cerca di una vita migliore".

Il libro, che sarà pubblicato in marzo da Crown, è dedicato a "nuovi americani" come il maratoneta e 'motivational speaker' Gilbert Tuhabonye sopravvissuto a un massacro nel nativo Burundi. Sarà accompagnato da una mostra aperta da marzo per 12 mesi al Bush Presidential Center di Dallas, la citta' texana dove l'ex presidente si è ritirato scaduti gli otto anni del suo mandato.

Ispirato da Winston Churchill e alla ricerca del suo "Rembrandt interno", Bush aveva cominciato a dipingere poco dopo aver lasciato la Casa Bianca. Aveva inizialmente tenuto segreta la nuova passione fino a quando le immagini dei suoi primi quadri non erano state postate online dall'hacker "Guccifer".

Più a suo agio con olio e pennelli, l'ex presidente aveva poi debuttato pubblicamente nel 2014 con 24 effigi di leader mondiali, da Silvio Berlusconi a Valdimir Putin, incontrati durante gli otto anni di Casa Bianca. Era passato poi ai reduci delle guerre da lui cominciate con un centinaio di "Ritratti di Coraggio", esposti in ottobre al Kennedy Center: uomini e donne che avevano servito nelle forze armate dopo le stragi dell'11 settembre.

La nuova serie segna una nuova fase con un taglio marcatamente più politico. "Riconosco che l'immigrazione è un tema emotivo, ma respingo la premessa che sia un tema di parte. È forse il più americano di tutti i temi e dovrebbe essere qualcosa che ci unisce, non che ci divide", scrive l'ex presidente senza mai menzionare esplicitamente Trump ma auspicando, nella prefazione al libro, che il suo sforzo "serva a concentrare l'attenzione collettiva sugli impatti positivi che gli immigranti hanno sul nostro paese".

Non è da oggi d'altra parte che Bush prende le distanze dalla linea dura di Trump sull'immigrazione: nel 2018, si era detto "disturbato" dalla piega che aveva preso il dibattito negli Stati Uniti, elogiando la storia dell'immigrazione negli Usa e definendola "una benedizione" per l'America.

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.