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Calderoli, Kyenge sembra un orango; presidente Napolitano indignato

Roberto Calderoli, vice presidente del Senato italiano ed esponente di primo piano della Lega Nord finisce nella bufera per gli insulti lanciati da un comizio nel bargamasco contro il ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge: "Quando vedo le sue immagini non posso non pensare alle sembianze di un orango", è l'insulto dell'ex ministro riportato dal Corriere della Sera. Un paragone pesante che ha scatenato lo sdegno delle forze politiche e quello dei vertici delle Istituzioni. Una polemica che ha tenuto banco tutto il giorno che il senatore ha provato a chiudere in serata con una una telefonata alla Kyenge per scusarsi.

La prima a replicare era stata infatti proprio il ministro vittima delle invettive di Calderoli: "Le parole di Calderoli non le prendo come un'offesa personale, ma mi rattristano per l'immagine che diamo dell'Italia". Contro le offese alla Kyenge si scaglia il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che fa trasparire tutta la sua "indignazione" per gli insulti al ministro dell'Integrazione.

A difendere il suo ministro ci pensa che il premier Enrico Letta che bolla come "inaccettabili e oltre ogni limite" le parole del senatore leghista. Uguale sdegno arriva dai vertici di Camera e Senato. Pietro Grasso invita Calderoli a "scusarsi" per "offese che non hanno giustificazioni", mentre il presidente della Camera Laura Boldrini fa sapere di aver telefonato al ministro per esprimerle la sua solidarietà di fronte a "parole indegne".

Solidarietà "a nome del governo e del Pdl" arriva anche dal ministro dell'Interno Angelino Alfano mentre il segretario del Pd Guglielmo Epifani invita il vicepresidente del Senato a dimettersi dall'incarico.

Le parole di Calderoli generano imbarazzo nella Lega Nord. Il segretario e governatore lombardo Roberto Maroni sceglie il silenzio lasciando che a commentare siano Roberto Cota e Matteo Salvini, entrambi convinti che quella di Calderoli sia solo "una battuta". Ed è lo stesso ex ministro a tentare di difendersi dalle accuse: "Ho fatto una battuta magari infelice - è la spiegazione - se la Kyenge si è offesa chiedo scusa, ma la mie parole erano inserite in un discorso più articolato di critica alla politica del ministro". Calderoli fa sapere di aver invitato il ministro alla Berghem fest.

Nonostante il senatore lumbard cerchi di correggere il tiro, le accuse non si placano. Oltre a tutti i ministri che fanno quadrato intorno alla Kyenge, il Partito Democratico va alla carica chiedendo come Scelta Civica, le dimissioni dalla vice presidenza di palazzo Madama: "Quanto detto da Calderoli lascia senza parole e non dovrebbe nemmeno essere pensato - accusa Epifani - detto dal vice presidente del Senato, apre un problema che andrà opportunamente affrontato". Dello stesso avviso anche il capogruppo democratico al Senato Luigi Zanda "Gli insulti di Calderoni sono incompatibili con il suo ruolo".

Solidarietà arriva anche dal Pdl. Il capogruppo alla Camera Renato Brunetta ci tiene a ricordare come "lo scontro anche acceso e la normale dialettica politica, fondamentali in un Paese democratico non dovrebbero mai sfociare in offese gratuite e in insulti a sfondo razziale". Un ragionamento simile lo fa Giorgia Meloni, capogruppo di Fratelli d'Italia: "non condivido neanche una delle sue proposte e in Parlamento Fratelli d'Italia darà battaglia Ma non con gli insulti".

Voce fuori dal coro quella del Movimento Cinque Stelle. Il capogruppo al Senato Nicola Morra teme che "le polemiche su Calderoli offrano la sponda per far passare in secondo piano la discussione di questioni importanti come quella che punta a sospendere l'acquisto dei cacciabombardieri nell'interesse del Paese", mentre Giuseppe D'Ambrosio snobba la vicenda: "'Tutti a scandalizzarsi per le parole di un poveraccio che viene paragonato ad un suino, offendendo il suino!".

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