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Un anno fa, il 15 gennaio 2015, la Banca nazionale svizzera (BNS) coglieva un po' tutti di sorpresa decidendo di abbandonare il tasso minimo di cambio franco-euro. L'economia ne ha risentito, anche se le conseguenze sono meno gravi del previsto.

La decisione ha senz'altro determinato la perdita di migliaia di impieghi e altri tagli dovrebbero seguire, tuttavia "la situazione non è così drammatica come si prevedeva all'inizio", ha dichiarato all'ats Sergio Rossi, professore di macroeconomia ed economia monetaria all'università di Friburgo.

Dello stesso parere Nadia Gharbi, economista per la banca Pictet, secondo la quale l'economia ha resistito bene nel suo insieme nel 2015, con un tasso di crescita dello 0,8%. Per l'anno in corso, l'istituto specializzato nella gestione patrimoniale si attende un'accelerazione con una crescita dell'1,1%. La BNS va addirittura oltre, stimando un tasso dell'1,5%.

Conseguenze ineguali

A seconda delle regioni e dell'attività economica, la decisione dell'istituto centrale ha conseguenze diverse. "Vi è chi ci ha perso e chi ci ha guadagnato", secondo Rossi. Insomma, vantaggi e svantaggi sono distribuiti in modo diverso.

Tuttavia, avverte il Ticinese, se la BNS avesse mantenuto ancora il tasso di cambio minimo a 1,20, le conseguenze sarebbero state ancora peggiori per quanto riguarda la stabilità finanziaria dell'economia nazionale.

"L'abbandono del tasso minimo ha permesso di ridurre la pressione al rialzo sui prezzi immobiliari dovuta alle liquidità create dalla BNS in seguito ai propri interventi sui mercati dei cambi", ha sottolineato.

Tra i vincenti si annoverano tutte quelle imprese che acquistano dalla zona euro. È il caso di chi importa automobili, elettrodomestici oppure alimenti, fa notare l'economista. Tra chi ne approfitta, Rossi cita anche le banche, dal momento che un franco più forte attira capitali nel paese.

Tra i perdenti allignano tutte quelle imprese - e i rispettivi dipendenti - sottoposte alla concorrenza internazionale, specie della zona euro. Anche il turismo soffre. "I turisti preferiscono al momento l'Austria alla Svizzera per praticare lo sci", sostiene Rossi.

Migliaia di impieghi minacciati

Nel 2015, le imprese hanno goduto di un certo margine di manovra visto che il portafoglio degli ordinativi era esaurito per sei mesi circa. Ma per il 2016, "decine di migliaia di posti di lavoro potrebbero essere soppressi oppure trasferiti all'estero", mette in guardia il Ticinese.

"Il mercato dell'impiego è relativamente robusto - aggiunge Nadia Gharbi - anche se in alcuni settori si assiste a un'emorragia di posti". Per Gharbi, i tagli agli organici saranno verosimilmente superiori rispetto al 2015. La Segreteria di stato dell'economia stima un tasso medio di senza lavoro del 3,6% a fronte del 3,3% dell'anno scorso, con un picco in primavera.

Sergio Rossi parla di un mezzo punto percentuale di incremento, al quale bisogna aggiungere una disoccupazione "mascherata"; si tratta di quelle persone che devono rinunciare ad aumentare il tasso di occupazione oppure esauriscono le indennità giornaliere di disoccupazione.

Altra conseguenza spiacevole della decisione della BNS: le aziende devono accontentarsi di margini ridotti, evoluzione che non piace agli azionisti, fa notare Sergio Rossi. "Molte imprese si sono adeguate alla situazione abbassando i margini", le fa eco Nadia Gharbi. "Tutto ciò ha avuto un impatto negativo sull'inflazione, rimasta negativa per l'intero 2015", aggiunge.

Per Rossi, alcune imprese si concentreranno maggiormente sulle attività principali e cercheranno di riorientare i propri sbocchi commerciali.

Nuova soglia minima, un'idea non realista

Sia quel che sia, i due economisti non giudicano fattibile la proposta - auspicata invece dai sindacati - di reintrodurre una nuova soglia minima di cambio franco-euro. L'Unione sindacale svizzera chiede, per esempio, un tasso minimo di 1,30 franchi per un euro.

Per Rossi, simili proposte non hanno alcuna possibilità. "Nel campo della politica monetaria, un anno rappresenta un periodo troppo breve: cambiare ancora avrebbe conseguenze negative sulla credibilità della BNS", afferma. Per Nadia Gharbi, i costi per la BNS sarebbero troppo elevati. Il bilancio della BNS ha già raggiunto livelli record rispetto al PIL, spiega.

Stando a Gharbi, il margine di manovra della BNS è ristretto. L'istituto centrale deve infatti anche tenere conto di quanto decidono la Banca centrale europea (BCE) e la Federal reserve americana (Fed).

Per impedire le attività speculative sul franco e indebolire la moneta nazionale, Rossi propone, al posto dei tassi di interesse negativi, una tassa dello 0,01% sugli acquisti in franchi.

Sorpresa e preoccupazione

L'abbandono della soglia minima, in vigore da un poco più di tre anni, fu accolta con sorpresa e preoccupazione sia dal mondo economico che politico.

Il direttore generale di Swatch, Nick Hayek, parlò di uno "tsunami", Swissmechanic di decisione "catastrofica", mentre Swissmem si disse preoccupata per il rincaro dei prodotti elvetici, meno concorrenziali sui mercati internazionali.

Economiesuisse parlò di decisione "incomprensibile", mentre hotelleriesuisse paventava ricadute negative per il settore del turismo. Di riflesso, i sindacati temevano un rischio di deflazione e la perdita di migliaia di posti di lavoro.

L'annuncio aveva spinto molti residenti ad acquistare euro. Da allora, il turismo degli acquisti oltre frontiera non ha fatto che crescere.

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SDA-ATS