Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Singapore è il principale acquirente della sabbia cambogiana.

KEYSTONE/AP/WONG MAYE-E

(sda-ats)

D'ora in poi esportare sabbia sarà vietato in Cambogia.

Lo ha annunciato ieri sera il ministero per le miniere e l'energia, ponendo così ufficialmente fine a un commercio che da anni era largamente condannato dai gruppi ambientalisti, e di cui a beneficiarne più di tutti è stata la Città-Stato di Singapore.

La misura è permanente e va a sovrapporsi a una messa al bando temporanea che era stata decisa l'anno scorso, senza effetto secondo gli ambientalisti.

Secondo l'Onu, dal 2007 la Cambogia ha esportato oltre 72 milioni di tonnellate di sabbia verso Singapore. La cifra contrasta però con quella di 16 milioni di tonnellate fornita dalla Città-Stato, il che fa pensare che influenti uomini d'affari e politici si siano arricchiti accumulando profitti al di fuori dei circuiti ufficiali, a danno delle popolazioni costiere locali.

Singapore ha aumentato la sua superficie del 20% dall'indipendenza proclamata 52 anni fa, e continua a costruire su terreni sottratti al mare per far fronte alla sua espansione demografica, derivata in gran parte dal costante afflusso di stranieri.

Consci delle devastazioni ambientali delle loro coste, altri Paesi asiatici come Malaysia e Indonesia hanno già imposto divieti simili negli ultimi due decenni.

SDA-ATS