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Cambogia: Khmer rossi, ex leader a processo per genocidio

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 ottobre 2014 - 09:29
(Keystone-ATS)

Si è aperto oggi nella capitale cambogiana Phnom Penh il secondo processo contro i due più alti leader dei Khmer rossi ancora in vita, Nuon Chea e Khieu Samphan, che saranno giudicati dal tribunale misto dell'Onu per l'accusa di genocidio, dopo essere già stati condannati all'ergastolo in luglio per crimini contro l'umanità.

L'ideologo del regime Nuon Chea (88 anni) e l'ex capo di stato Khieu Samphan (83), sono accusati di genocidio nei confronti della minoranza vietnamita e di quella musulmana di etnia Cham, particolarmente prese di mira durante i quasi quattro anni di regime dei guerriglieri fedeli al 'fratello numero uno' Pol Pot, responsabile di 1,7 milioni di morti; una tragedia che comunque non rientra nei canoni del crimine di 'genocidio' per l'Onu.

Il procedimento giudiziario è stato diviso in diverse fasi per il timore che gli imputati - a causa della loro tarda età e fragilità di salute - muoiano prima della conclusione. È quello che è successo con uno degli altri due leader inizialmente alla sbarra, l'ex ministro degli Esteri Ieng Sary, mentre la moglie Ieng Thirith (ex ministro agli affari sociali) è stata rilasciata per infermità mentale.

Il primo testimone nel secondo processo verrà ascoltato il 27 ottobre. Oltre alla condanna dello scorso luglio, il tribunale misto dell'Onu - costato oltre 200 milioni di dollari e perennemente a corto di fondi - ha emesso solo un altro verdetto, l'ergastolo contro 'il compagno Duch', responsabile del carcere-lager di Tuol Sleng.

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