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Canone radio-tivù, PMI vanno esonerate

Il consigliere nazionale Fabio Regazzi (PPD/TI) vorrebbe esonerate le piccole e medie imprese dal canone radio-tivù. KEYSTONE/ALESSANDRO DELLA VALLE sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 18 febbraio 2020 - 15:02
(Keystone-ATS)

Solo le imprese con 250 collaboratori o più a tempo pieno dovrebbero pagare il canone radiotelevisivo.

Lo chiede un'iniziativa parlamentare di Fabio Regazzi (PPD/TI) approvata, anche se di misura (13 voti a 12), dalla Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale (CTT-N). Il dossier va all'omologa commissione degli Stati.

La maggioranza della CTT-N, si legge in una nota odierna dei servizi parlamentari, critica il fatto che l'obbligo di pagare il canone per le imprese venga fatto dipendere dal fatturato: una deroga per le piccole e medie imprese (PMI) consentirebbe di sgravare dal canone radiotelevisivo queste ditte, molte delle quali a fronte di un fatturato elevato presentano bassi margini di guadagno e risultano quindi particolarmente colpite da questo prelievo.

Una minoranza consistente non vuole introdurre un'eccezione per le PMI nel sistema di riscossione attuale, poiché resterebbero solo poche aziende a pagare il canone, sbilanciando così l'intero sistema.

Stando al consigliere nazionale ticinese, candidato alla presidenza dell'Unione svizzera della arti e mestieri (l'assemblea dei delegati si terrà in 27 di aprile a Friburgo) il canone in funzione del giro d'affari è fonte di gravi difficoltà per le piccole società che pur facendo registrare un elevato fatturato, hanno in realtà esigui margini di utile. Nel testo della sua iniziativa, sostenuta da altri 49 parlamentari, Regazzi cita un'officina che per lo stesso apparecchio radiofonico si è vista aumentare il canone da 200 a 5750 franchi, ossia di 26 volte.

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