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Continua l'ondata di "terrorismo telefonico" - come l'ha ufficialmente bollata il Cremlino - che sta gettando nel caos, e nell'imbarazzo, la Russia.

Dopo la raffica di falsi allarmi di ieri, che a Mosca hanno obbligato le autorità a sfollare oltre 100'000 persone, oggi è toccato a San Pietroburgo. Chi sia il responsabile di questa immensa burla al momento però è un mistero. E tra le piste spunta anche il sedicente Stato islamico (Isis).

A sostenerlo è una fonte non identificata interpellata dall'agenzia di stampa statale Ria Novosti. Secondo la gola profonda delle forze dell'ordine le indagini preliminari indicano che le telefonate sono state effettuate "da persone che si trovano all'estero e sono legate all'Isis e ad altre organizzazioni". Alcuni esecutori sarebbero già stati "identificati" e c'è l'intenzione di spiccare mandati di arresto internazionali.

Una versione dei fatti tutto sommato rassicurante. Lo Stato islamico, d'altra parte, è il cattivo per eccellenza e tutto tornerebbe (sebbene il finto attentato telefonico sarebbe senz'altro una novità nel macabro arsenale dell'Isis).

In realtà in queste ore le ipotesi che circolano sono diverse. Secondo un'altra fonte bene informata, le indagini dimostrano che il "90% delle telefonate" sono state effettuate da indirizzi IP - e dunque via internet - situati "in Ucraina".

Non solo. Un'analisi fonetica dei messaggi ha permesso agli specialisti di concludere che gli autori delle chiamate "appartengono allo stato confinante". Cioè sono ucraini.

Ma non è tutto. Una terza ipotesi tira in ballo gli ultras ortodossi, furiosi per il sostanziale appoggio delle autorità alla distribuzione del film Mathilde, da loro considerato un insulto alla memoria dello zar (e santo) Nicola II.

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SDA-ATS