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Il più grande recupero di beni d'arte nella storia dell'Italia, complessivamente 5'461 reperti archeologici, per un valore stimato di circa 50 milioni di euro. Di questi sono 4'536 quelli recuperati dai carabinieri del nucleo Tutela patrimonio culturale (TPC) e presentati oggi in conferenza stampa nelle sale delle Terme di Diocleziano del Museo nazionale romano. Essi provengono da una lunghissima attività di indagine che ha messo in luce un traffico internazionale di beni con base in Svizzera.

Tra i reperti, oggetti di assoluta rarità come anfore, crateri, statue votive, corazze in bronzo e interi affreschi: una collezione sterminata di beni sottratti a siti archeologici depredati negli anni da tombaroli e trafficanti di beni d'arte. L'indagine, denominata Teseo, ebbe inizio a margine dell'inchiesta che portò al recupero del famoso vaso di Assteas dal Getty Museum di Malibu, negli Usa.

Al centro della 'filiera' che connetteva i tombaroli con gli acquirenti finali in Inghilterra, Germania, Usa, Giappone e Australia, Gianfranco Becchina, un mediatore già noto agli inquirenti per aver fatto parte dell'organigramma di Pasquale Camera, figura di spicco del panorama mondiale del traffico illecito di beni d'arte. I carabinieri del Tpc hanno rinvenuto gran parte del materiale in cinque magazzini di Basilea, intestati alla consorte di Becchina.

I reperti, sottratti in gran parte in scavi clandestini in Puglia, Basilicata e altre regioni del centro sud e databili in un arco di tempo di 500 anni a partire dalla tarda età del Bronzo, venivano restaurati in Svizzera e poi, corredati di falsi certificati, venduti perfino ad enti museali internazionali. Grazie alla collaborazione con la polizia elvetica, è stato possibile ricostruire il meccanismo messo in piedi da Becchina, certificato dalla sentenza del processo a suo carico che, pur dichiarando il "non luogo a procedere per avvenuta prescrizione", ha attestato la provenienza illecita dei beni e ne ha disposto la restituzione allo Stato italiano.

L'operazione, ha detto in conferenza stampa il ministro dei Beni, delle attività culturali e del turismo italiano, Dario Franceschini, "è stata possibile grazie alla collaborazione di tutte le istituzioni che lavorano alla tutela del nostro patrimonio. Dovremmo parlare più spesso dell'eccellenza del nucleo Tpc, che ci viene invidiata in tutto il mondo". Sulla destinazione dei reperti recuperati, ha aggiunto Franceschini, "credo che vadano riportati nelle regioni di origine, per valorizzarli nel loro territorio".

"Oggi restituiamo alla collettività un vero e proprio tesoro, sottratto alla collettività da spregiudicati trafficanti", ha detto in conferenza stampa il generale Mariano Mossa, comandante del nucleo Tpc, che ha anche annunciato, assieme al ministro, l'intenzione di creare uno spazio permanente, aperto al pubblico, dove far transitare temporaneamente i beni recuperati.

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SDA-ATS