Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Il gran consigliere turgoviese dell'UDC Hermann Lei e il suo avvocato (foto d'archivio).

KEYSTONE/SIGGI BUCHER

(sda-ats)

Torna oggi davanti ai giudici il "caso Hildebrand", ad oltre 5 anni dai fatti: un ex informatico della banca Sarasin e il gran consigliere turgoviese dell'UDC Hermann Lei sono giudicati in appello dal Tribunale superiore di Zurigo.

I fatti riguardano la pubblicazione di dati privati bancari dell'ex presidente della Banca nazionale svizzera (BNS) Philipp Hildebrand.

L'informatico aveva fotografato nell'ottobre 2011 schermate di estratti-conto bancari di Hildebrand, giudicandole sospette, e le aveva fornite al suo ex compagno di scuola Hermann Lei, che le aveva poi trasmesse all'ex consigliere federale UDC Christoph Blocher e a un giornalista della "Weltwoche". Questi le aveva in seguito pubblicate, inducendo Hildebrand a dimettersi il 9 gennaio 2012.

Le transazioni rese di pubblico dominio dal settimanale vicino all'UDC riguardavano in particolare l'acquisto di poco più di 500'000 dollari per 400'000 franchi che la moglie di Hildebrand, utilizzando un conto bancario del marito, aveva effettuato il 15 agosto 2011, poco prima che la BNS fissasse, il 6 settembre, il cambio minimo di 1,20 franchi per un euro. I dollari erano poi stati riconvertiti in franchi il 4 ottobre con un notevole guadagno.

Il 13 aprile 2016 il Tribunale distrettuale di Zurigo ha condannato l'informatico a una pena pecuniaria con la condizionale di 45 aliquote giornaliere da 30 franchi per violazione del segreto bancario. L'avvocato e deputato Lei, ritenuto colpevole di complicità nel medesimo reato, si è visto infliggere una pena pecuniaria, pure sospesa, di 120 aliquote da 340 franchi. Gli avvocati della difesa avevano entrambi chiesto l'assoluzione dei loro assistiti.

Pur ammettendo che le transazioni finanziarie in questione erano "discutibili perlomeno sotto il profilo etico", il giudice unico del Tribunale distrettuale di Zurigo è arrivato alla conclusione che non c'era alcun motivo che giustificasse la violazione del segreto bancario da parte dei due accusati.

Secondo il giudice, invece di trasmettere i dati confidenziali alla stampa, l'ex informatico avrebbe dovuto rivolgersi ai suoi superiori e Hermann Lei all'autorità di sorveglianza della BNS.

Il giudice unico ha inoltre affermato che la pena più mite per l'ex dipendente della banca si spiega con il fatto che l'informatico agì "per motivi ideali". Hermann Lei sperava invece di fare "un passo avanti nella sua carriera politica".

Nel dicembre 2015 il Ministero pubblico zurighese ha archiviato il procedimento nei confronti di Christoph Blocher: l'inchiesta non ha rivelato fatti penalmente rilevanti a suo carico.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS