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La Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha confermato oggi la condanna della Svizzera per aver violato la libertà di opinione di Dogu Perinçek.

Al nazionalista turco era stata inflitta una pena pecuniaria in base alla norma antirazzismo, per aver definito "una menzogna internazionale" il genocidio armeno.

La vertenza prende origine da una serie di conferenze tenute in Svizzera nel 2005 dal presidente del Partito dei lavoratori della Turchia (estrema sinistra), nel corso delle quali l'oggi 73enne Perinçek aveva negato esplicitamente l'esistenza del genocidio armeno del 1915.

Nel 2007, la giustizia vodese lo aveva condannato a 90 aliquote giornaliere di 100 franchi l'una con la sospensione condizionale e ad una multa di 3000 franchi. I giudici avevano invocato l'articolo 261 bis del Codice penale sulla discriminazione razziale, che punisce anche chi "disconosce, minimizza grossolanamente o cerca di giustificare il genocidio o altri crimini contro l'umanità".

La pena era stata confermata successivamente dalla Corte vodese di cassazione e dal Tribunale federale nel 2007, ma non dalla CEDU: nel dicembre 2013 i giudici di Strasburgo erano infatti giunti alla conclusione che la Svizzera, condannando il militante turco, aveva violato la libertà di opinione dell'ultra nazionalista.

La Svizzera ha chiesto il riesame del caso alla Grande Camera della CEDU. Questa lo aveva fatto lo scorso 28 gennaio, ascoltando le due parti. La sua decisione odierna è definitiva.

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SDA-ATS