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Non ci sono prove sufficienti per stabilire che fu una forma di risentimento razziale ad indurre George Zimmerman ad uccidere il 17/enne di colore disarmato Trayvon Martin, nel 2012: sulla base di queste motivazioni, il Dipartimento della Giustizia ha oggi annunciato che l'ex vigilante di quartiere - che già è stato assolto in Florida dall'accusa di omicidio di secondo grado - non verrà incriminato a livello federale per violazione dei diritti civili.

Zimmerman sparò a Trayvon Martin la sera del 26 febbraio 2012, a Sanford, mentre il ragazzo stava andando a trovare il padre, con in mano solo una bibita e una confezione di caramelle. Disse di essere stato aggredito, e di aver temuto per la propria vita. Al termine di uno dei processi più controversi e discussi degli ultimi anni in America, seguito in tv da milioni di persone, una giuria popolare stabilì che l'ormai ex vigilante volontario aveva agito "per legittima difesa", e lo assolse.

Il verdetto gelò però la comunità afroamericana e divise il Paese, con migliaia di persone che scesero in strada urlando la loro indignazione per quello che in molti considerano ancora un delitto a sfondo razziale. Un delitto che scosse anche il presidente Obama: "Se avessi avuto un figlio, sarebbe stato come Trayvon", disse allora commosso.

"Siamo andati oltre il verdetto", disse a sua volta la madre di Trayvon, Sybrina Fulton, durante una delle tante manifestazioni che ebbero luogo dopo il processo. "Certo siamo feriti, certo siamo delusi, ma questo vuol dire che dobbiamo rimboccarci le maniche e continuare a lottare". Ormai, disse, è divenuta una questione di diritti civili, e pertanto si era rivolta alla giustizia federale.

E lo spettro della violazione dei diritti civili, forse proprio sulla scia della morte di Trayvon, è frattanto emersa anche nell'uccisione del giovane nero Michael Brown a Ferguson, in Missouri, da parte di un poliziotto bianco, e in altri incidenti del genere a New York e in vari stati Usa, seguiti poi da proteste generalizzate, spesso anche violente.

"Un esame complessivo", ha affermato oggi in un comunicato il ministro della giustizia Eric Holder, ha mostrato che non ci sono prove sufficienti per avviare un processo federale per crimini determinati dall'odio razziale. E pertanto, il caso è ora definitivamente chiuso.

"La morte di Trayvon Martin è stata una tragedia devastante", ha d'altro canto affermato ancora Holder, che è afroamericano, come lo era il ragazzo. La sua vicenda "ha scosso una intera comunità, ha attirato l'attenzione di milioni di persone in tutta la Nazione e ha innescato un dialogo in tutto il Paese, doloroso, ma necessario".

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SDA-ATS