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È definitiva la condanna pronunciata contro due top manager della cassa malattia KPT/CPT che hanno tentato di arricchirsi ai danni della società e degli assicurati nell'ambito del fallito tentativo di fusione con la concorrente Sanitas, nel 2010.

I ricorsi inoltrati contro il giudizio di primo grado sono stati infatti ritirati, ha indicato oggi il Tribunale d'appello del Canton Berna.

Nel marzo 2015 il Tribunale penale economico del Canton Berna aveva riconosciuto colpevoli i due imputati - l'ex presidente del consiglio di amministrazione della cassa Walter Bosch e il suo vice Bernhard Liechti - di amministrazione infedele. I giudici avevano inflitto a entrambi una pena di tre anni di detenzione, di cui sei mesi da espiare e il resto con la condizionale.

Durante i dibattimenti le difese si erano battute per l'assoluzione e in seguito gli avvocati avevano impugnato la sentenza. Il mese prossimo si sarebbe dovuto aprire il processo d'appello: ma i legali hanno ritirato i loro esposti e le condanne sono quindi passate in giudicato.

La vicenda aveva creato scalpore. Il perseguimento penale era scattato dopo una denuncia presentata nel 2012 dall'Autorità federale di vigilanza dei mercati finanziari (Finma), che nei confronti dei due dirigenti aveva anche emanato un divieto di esercitare la professione per una durata di quattro anni. Secondo l'Autorità, Bosch e Liechti avevano violato gravemente i loro obblighi di diligenza e lealtà: se la fusione fosse andata in porto si sarebbero arricchiti indebitamente.

Avevano infatti fissato a un valore molto elevato il prezzo di riacquisto delle azioni della società detenute dai collaboratori: 600 franchi, a fronte di una prezzo di emissione che era compreso fra 28 e 40 franchi. In tal modo i membri del consiglio di amministrazione, i manager e anche i normali dipendenti avrebbero potuto conseguire lauti guadagni.

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SDA-ATS