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Cassazione: Berlusconi condannato, interdizione da ridefinire

Confermata la condanna d'appello a 4 anni di reclusione per Silvio Berlusconi e rinvio alla Corte d'Appello di Milano per rideterminare l'interdizione. Lo ha deciso la Corte di Cassazione a conclusione del processo Mediaset.

Un piccolo boato di esultanza si è levato dal gruppetto di sostenitori di Silvio Berlusconi che hanno appreso in diretta la sentenza della Corte di Cassazione. Dietro le transenne di piazza del Gesù i manifestanti gridano "Silvio-Silvio".

La Corte di Cassazione, è detto nel dispositivo della sentenza, "annulla la sentenza impugnata nei confronti di Silvio Berlusconi limitatamente alla statuizione relativa alla condanna alle pena accessoria per l'interdizione temporanea per anni 5 dai pubblici uffici per violazione dell'art. 12, comma 2, decreto legislativo 10 marzo 2000 n. 74 e dispone trasmettersi gli atti ad altra sezione della corte d'appello di Milano perché ridetermini la pena accessoria nei limiti temporali fissati dal citato articolo 12, ai sensi dell'art. 133 codice penale, valutazione non consentita alla Corte di legittimità. Rigetta nel resto il ricorso del Berlusconi nei cui confronti dichiara, ai sensi dell'articolo 624 comma 2 codice procedura penale, irrevocabili tutte le altre parti della sentenza impugnata".

Non si sono fatte attendere le prime reazioni alla decisione della Cassazione. "La sentenza va rispettata, eseguita e applicata". Sono le prime parole del segretario del Partito democratico, Guglielmo Epifani. Da parte sua Beppe Grillo sul suo blog scrive: "Berlusconi è morto. Viva Berlusconi! La sua condanna è come la caduta del Muro di Berlino nel 1989"."Sentenza vile e cazzona". Così il direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara, commenta su Twitter e sul sito del quotidiano la decisione.

In una nota diffusa in serata, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sottolinea che "la strada maestra da seguire è sempre stata quella della fiducia e del rispetto verso la magistratura, che è chiamata a indagare e giudicare in piena autonomia e indipendenza alla luce di principi costituzionali e secondo le procedure di legge".

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