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Cassis: voglio restare al DFAE altri dieci anni

Ignazio Cassis si vede ancora a lungo ministro degli esteri. KEYSTONE/TI-PRESS/PABLO GIANINAZZI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 17 novembre 2019 - 09:12
(Keystone-ATS)

Un cambio di dipartimento non è nei pensieri di Ignazio Cassis. Il consigliere federale ticinese, che potrebbe vedere il proprio seggio in governo attaccato dai Verdi, intende restare a lungo ministro degli esteri, almeno per altri dieci anni.

Cassis, espressosi in un'intervista pubblicata oggi dal "SonntagsBlick", non ha "assolutamente voglia" di aria nuova e preferisce rimanere capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). A suo dire in seno all'esecutivo non si è parlato dell'eventualità di uno scambio.

L'elezione del Consiglio federale nel suo insieme si svolgerà l'11 dicembre. Il PLR, e di conseguenza la poltrona di Cassis, sono sotto pressione a seguito della forte avanzata dei Verdi alle elezioni del 20 ottobre. Tuttavia, gli ecologisti non hanno ancora comunicato se presenteranno o meno un candidato.

Per il ministro, il fatto di essere ticinese lo sfavorisce e fa sì che sia proprio il suo seggio quello messo nel mirino. "Le minoranze sono simpatiche per il discorso del Primo Agosto. Ma quando si tratta di ripartire il potere, non contano più niente".

Cassis ha ammesso di essere consapevole che le sue posizioni a volte possono scioccare. "Sono una persona diretta, rimetto tutto in questione e affronto ogni cosa in maniera nuova. Così facendo è normale che qualcuno si irriti e che ci siano delle reazioni", prosegue il consigliere federale sulle pagine del domenicale.

Il ticinese ha inoltre evocato la questione linguistica. "Sono il solo membro del governo a non potersi esprimere nella propria lingua madre", ha ricordato Cassis, precisando che "parlo abbastanza bene francese e tedesco, ma non ho la stessa precisione di quando lo faccio in italiano".

Riguardo alle ambizioni ecologiste a entrare nell'esecutivo, il ministro taglia corto. "Nel 2007, quando sono stato eletto in Consiglio nazionale, erano in corso discussioni simili. Anche allora i Verdi avevano guadagnato un numero significativo di seggi in Parlamento." Poi, evidenzia Cassis, "ne avevano persi quasi altrettanti nel 2011".

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