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Preoccupazione tra i deputati ticinesi per il referendum di ieri in Catalogna

KEYSTONE/AP/FRANCISCO SECO

(sda-ats)

A prescindere dalle ragioni dei favorevoli e dei contrari al referendum sull'indipendenza in Catalogna, c'è preoccupazione e tristezza tra i deputati ticinesi a Berna per l'uso della violenza da parte del governo di Mariano Rajoy nel reprimere la consultazione.

"Sono allibito e preoccupato" per quanto sta succedendo in uno Stato democratico e membro dell'Ue sul nostro uscio di casa, ha dichiarato all'ats il consigliere nazionale Marco Romano del PPD. Tira un'aria da guerra civile in Spagna che non ha nulla a che vedere con una democrazia occidentale affermata, ha spiegato il deputato di Mendrisio.

Non prendo partito, ha detto Romano, "ma mi pare che manchi il rispetto e la conoscenza del funzionamento dei processi democratici da entrambe le parti". Quanto sta succedendo in Spagna, "dovrebbe inoltre farci riflettere in quanto Svizzeri sul valore delle nostre istituzioni, come dimostrano per esempio le recenti votazioni tenutesi a Moutier per il distacco dal Canton Berna e l'adesione al Giura".

Circa il silenzio del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), Romano sostiene che quest'ultimo dovrebbe perlomeno esprimere "preoccupazione" per quanto sta succedendo in Spagna senza entrare nel merito della questione. Ad ogni modo, dietro le quinte e nel nostro interesse, la Svizzera potrebbe proporsi come esempio da seguire quando ci si trova di fronte a spinte autonomiste, vista la lunga tradizione quale Stato federale.

Anche a sinistra i fatti di ieri in Catalogna sono giudicati "gravi". Al di là di quello che si può pensare sul referendum, "non si può far capo alla violenza per reprimere un dibattito pubblico", ha dichiarato all'ats la consigliera nazionale socialista Marina Carobbio.

Da parte dell'Unione europea e della Svizzera, Carobbio si attende perlomeno la condanna della violenza. Secondo il medico ticinese, inviando l'esercito e la polizia in Catalogna, "Mariano Rajoy ha ottenuto l'effetto contrario a quello auspicato".

Indignazione via twitter è stata espressa anche dai leghisti Lorenzo Quadri e Roberta Pantani. "La libertà di voto e di espressione è un fondamento della nostra libertà. Io sto con la Catalogna", scrive Pantani. Nel lungo articolo pubblicato sulla sua pagina personale, Quadri sostiene che in "Spagna sta andando in scena una delle più clamorose violazioni delle libertà dei cittadini".

"Il governo spagnolo e l'UE - precisa il municipale di Lugano - stanno dando uno spettacolo vergognoso. Stanno creando scenari da guerra civile. Noi sappiamo da che parte stare. Dalla parte del popolo catalano che legittimamente vuole decidere del proprio futuro con una votazione democratica. Non certo da quella di chi ricorre a tutto l'arsenale tipico dei regimi totalitari per impedirlo, con l'appoggio degli amichetti di Bruxelles".

Quale membro della commissione di politica estera, Marco Chiesa dell'UDC crede che il tema "catalogna" potrebbe venir trattato dai commissari. Pur essendo un fervente difensore della neutralità, secondo Chiesa "vedendo certe scene di violenza ho pensato che avessimo fatto un passo indietro a livello di società".

La violenza scatenata ieri in Catalogna dalle forze dell'ordine, "è sbagliata sia a livello umano che politico". La gente, "deve poter essere ascoltata e non picchiata", ha sostenuto il consigliere nazionale democentrista.

Secondo Chiesa - che fa parte del gruppo di amicizia Svizzera-Catalogna alle Camere federali che conta una ventina di membri, n.d.r - , il DFAE non deve prendere posizione per una parte o per l'altra, "ma almeno dimostrare in maniera eloquente il proprio disagio per scene che si pensava non potessero succedere in Spagna".

Il tema dell'indipendenza catalana è di pertinenza degli Spagnoli, ha precisato, ma come è stato affrontato lascia sgomenti. Se c'è un valore che possiamo esportare in quanto Svizzeri, "è proprio la democrazia diretta". Il deputato luganese si è detto convinto che molti problemi potrebbero essere risolti se la popolazione fosse parte attiva del processo politico.

Anche per Chiesa, come per Romano, "gli Svizzeri sono fortunati perché grazie alla democrazia diretta possono esprimere il loro parere".

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SDA-ATS