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Il 14% dei membri dei consigli d'amministrazione delle 20 imprese svizzere quotate nell'SMI ha un passaporto statunitense.

KEYSTONE/AP/MEL EVANS

(sda-ats)

Il 68% dei membri dei consigli d'amministrazione (cda) delle 20 imprese svizzere quotate nell'indice guida SMI è straniero. Lo rileva uno studio pubblicato oggi dalla società di consulenza statunitense con uffici a Zurigo Russell Reynolds.

Maggiormente rappresentati sono gli Stati Uniti: il 14% dei membri ha un passaporto a stelle e strisce. Seguono il Regno Unito (9%), la Germania (8%), la Francia (7%) e la Cina (3%).

La situazione è diversa da quella della Germania. Nelle 30 imprese quotate nel Dax di Francoforte, solo il 29% di chi fa parte dell'organo di sorveglianza è in possesso del passaporto di un altro Stato.

Dal canto loro, le donne hanno difficoltà a trovare spazio nei cda elvetici. La percentuale si attesta al 21,4%, in lieve aumento rispetto al 2016, quando era del 20,7%. A itolo di paragone in Germania ai piani alti il tasso è del 29,1%.

Le donne restano inoltre meno tempo rispetto ai maschi nei cda: la loro durata media di permanenza è di 4,7 anni, contro i 7,2 degli uomini. Le dirigenti sono anche più giovani dei colleghi: la differenza di età fra i due sessi è di 4,6 anni (57,4 contro 62).

I gruppi con la maggiore quota di donne all'interno dei cda sono Zurich (45%), Nestlé e Adecco (38% per entrambi). In fondo alla scala si situano LafargeHolcim (8%), Richemont (5%) e SGS (0%).

Russell Reynolds mette infine in risalto come gli specialisti del digitale siano "merce rara" nei quadri delle maggiori imprese svizzere e tedesche. Nella Confederazione si trova un esperto di nuove tecnologie nel 35% dei cda, in Germania nel 40%.

SDA-ATS