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La Riforma III della fiscalità delle imprese, che dovrebbe essere posta in consultazione in settembre, darà ancora filo da torcere al Consiglio federale. Dai risultati della procedura di preconsultazione infatti emerge che i cantoni sono molto divisi in merito alle misure proposte. Il Ticino sarà probabilmente fra i cantoni più penalizzati dalle nuove disposizioni, stando a quanto afferma il Consiglio di Stato.

Lo scopo della Riforma III è abolire i vantaggi fiscali per le imprese estere, che ormai non corrispondono più agli standard internazionali e vengono aspramente criticati. Stando al rapporto intermedio pubblicato oggi, tutti i cantoni approvano la soppressione dello statuto speciale per le holding, le società di domicilio e miste. Per mantenere l'attrattiva della Svizzera, è stato proposto di ridurre l'imposta cantonale sugli utili delle imprese.

La riforma rischia di provocare ingenti perdite fiscali e i cantoni si aspettano che la Confederazione se ne assuma almeno la metà. La perequazione finanziaria dovrà essere adattata alle nuove condizioni, ma i cantoni hanno opinioni divergenti su come applicare questo principio.

Il Ticino sarà con ogni probabilità tra i cantoni maggiormente colpiti dalla riforma, afferma il Consiglio di Stato nella risposta inviata l'11 marzo al Dipartimento federale delle finanze. Il cantone si trova confrontato a una situazione particolare rispetto al resto della Svizzera: conti pubblici deficitari, disoccupazione più elevata rispetto alla media nazionale, concorrenza della manodopera estera, problemi transfrontalieri. La Convenzione di doppia imposizione e l'Accordo sui frontalieri con l'Italia comportano per l'economia ticinese una serie di limiti che rischiano di trasformare la riforma "in un pesante fardello, in luogo di opportunità economica", aggiunge il governo cantonale.

SDA-ATS