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CF: coronavirus, riaperte frontiere per lavoratori Stati terzi

L'abrogazione dell'ingresso in Svizzera per soggiorni di breve durata spetterà al Dipartimento federale di giustizia e polizia, diretto da Karin Keller-Sutter. KEYSTONE/PETER SCHNEIDER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 24 giugno 2020 - 13:52
(Keystone-ATS)

Dal prossimo 6 luglio, la Svizzera riapre le frontiere a lavoratori di Stati terzi. Torneranno in vigore le pratiche precedenti alla crisi del coronavirus anche per soggiorni di lunga durata di persone che non esercitano un'attività lucrativa, ad esempio pensionati.

Presenze in Svizzera inferiori ai 90 giorni, come avviene per vacanze, rimarranno invece vietate, a meno che, di concerto con l'Ue, non si stabilisca altrimenti per singoli Paesi a seconda dell'evoluzione della pandemia.

Lo ha deciso oggi il Consiglio federale, adottando una modifica dell'ordinanza 3 COVID-19, sulla scia di allentamenti delle restrizioni ai confini attuati nelle ultime settimane.

Così, ricorda un comunicato del governo, le limitazioni d'entrata alle frontiere con tutti gli Stati che hanno aderito all'accordo di Schengen sono state abrogate il 15 giugno. Da allora i confini interni tra questi Paesi e la Svizzera sono nuovamente aperti senza controlli. Inoltre, sempre dal 15 giugno, si riapplica la libera circolazione delle persone con tutti gli Stati dell'Unione europea (Ue) e dell'Associazione europea di libero scambio (AELS) nonché con la Gran Bretagna.

Graduale successione di allentamenti...

Vista la recente evoluzione positiva della pandemia, il Consiglio federale oggi ha compiuto un ulteriore passo: tra una decina di giorni, lunedì 6 luglio, i permessi per lavoratori di Stati terzi (tutti quelli non interessati dai provvedimenti in vigore dalla metà di giugno) saranno nuovamente assegnati nel quadro del sistema ordinario dei contingenti.

Sarà quindi nuovamente possibile l'ammissione per l'esercizio di un'attività lucrativa nonché per formazioni con un lavoro rimunerato - ad esempio soggiorni alla pari, praticanti nell'agricoltura o scambi di giovani.

Sempre dal 6 luglio saranno pure abrogate le restrizioni per i soggiorni superiori a 90 giorni dei cittadini di Stati terzi che non esercitano un'attività lucrativa. I Cantoni tratteranno nuovamente le relative domande tenendo conto delle disposizioni ordinarie della legislazione sugli stranieri.

... ma non per le vacanze

In virtù della legge sulle epidemie e a seconda dell'evoluzione della pandemia in determinati Stati terzi, restano tuttora possibili misure sanitarie al confine per le persone che entrano in Svizzera in provenienza da tali nazioni, precisa però il comunicato.

Gli allentamenti non si applicano all'entrata dei cittadini di Stati terzi per soggiorni di breve durata, ossia inferiori a 90 giorni (ad esempio per vacanze, formazioni di breve durata, trattamenti medici o colloqui d'affari non urgenti). Come sinora questi viaggi sono ammessi soltanto in casi di assoluta necessità.

Coordinamento con l'Ue

La Svizzera intende abrogare quest'ultima restrizione d'intesa con gli altri Stati Schengen. A seconda dell'evoluzione della situazione epidemiologica negli Stati terzi, il divieto d'entrata sarà soppresso gradualmente e possibilmente in modo coordinato. Nei confronti di alcuni Stati ciò potrebbe avvenire anche prima del 6 luglio.

Ai fini del coordinamento la Commissione europea aggiornerà regolarmente un elenco di Stati terzi. Previa consultazione dei Dipartimenti federali dell'interno e degli affari esteri, quello di giustizia e polizia adeguerà di conseguenza gradualmente le prescrizioni elvetiche.

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