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CF: Equivalenza borsistica negata dall'Ue, in vigore il Piano B

In vigore il piano B del Consiglio federale per la Borsa svizzera

KEYSTONE/WALTER BIERI

(sda-ats)

Per proteggere la Borsa svizzera, il Consiglio federale fa ricorso al diritto d'urgenza: a partire dal 2019, le azioni svizzere non potranno più essere negoziate nell'UE. In questo modo, il governo vuole garantire la continuazione delle operazioni in Svizzera.

Da cinque anni, la Svizzera e l'UE stanno negoziando un accordo istituzionale. Per esercitare pressioni sulla Svizzera, l'UE ha minacciato di non riconoscere l'equivalenza della regolamentazione borsistica svizzera. Agli operatori dell'UE verrebbe quindi vietato di negoziare azioni sul mercato azionario elvetico.

L'anno non è ancora finito e una decisione in merito può ancora essere presa verso la fine di dicembre. Ma i mercati sono inquieti e vogliono sapere che cosa sta succedendo. Per questo motivo, il Consiglio federale ha deciso di attivare il suo piano B delineato in giugno.

All'inizio del 2019 l'esecutivo introdurrà quindi un nuovo obbligo di riconoscimento per le piazze commerciali estere. Oggi circa un terzo delle azioni svizzere sono negoziate all'estero, la maggior parte delle quali nello spazio europeo. Ciò non sarà più consentito in futuro.

Il Consiglio federale sottolinea che non si tratta di una misura di ritorsione. Con l'obbligo del riconoscimento si mira a mantenere in funzione in Svizzera la negoziazione di azioni. Gran parte del lavoro viene svolto da operatori Ue. Se il regolamento borsistico svizzero non è riconosciuto dall'UE come equivalente, quest'ultimi non possono più negoziare azioni in Svizzera.

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