Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

In seguito a una procedura di consultazione tra gli ambienti interessati sulla riforma Previdenza della vecchiaia 2020, per rimpinguare le casse dell'AVS il tasso di Iva dovrebbe aumentare di soli 1,5 punti, invece di 2, entro il 2030. Il Governo mantiene invece l'idea di equiparare a 65 anni l'età di pensionamento delle donne a quella degli uomini.

Nella sua seduta odierna, il governo ha incaricato il Dipartimento federale dell'Interno (DFI) di presentargli un messaggio entro l'autunno che tenga conto dei rilievi fatti durante la consultazione avviata lo scorso 20 di novembre.

Per semplificare il II pilastro (cassa pensione) sarà soppressa la deduzione di coordinamento nella previdenza professionale obbligatoria. Contemporaneamente, gli accrediti di vecchiaia saranno ridotti, cosicché il livello delle prestazioni rimarrà invariato.

Il DFI prevede inoltre che introiti del punto percentuale Iva riscosso già attualmente (cosiddetto "percento demografico") saranno interamente destinati all'AVS e non più ripartiti tra l'assicurazione (83%) e la Confederazione (17 %). In questo modo, la partecipazione di quest'ultima alle uscite dell'AVS sarà ridotta, ciò che semplificherà i flussi finanziari.

Stando a una nota odierna del DFI, il progetto Previdenza per la vecchiaia 2020 ha suscitato interesse e in linea di massima è stato accolto favorevolmente. In particolare, si constatato un ampio consenso sulla necessità di mantenere invariato il livello delle rendite di vecchiaia e garantire il finanziamento della previdenza per la vecchiaia.

Come ci si poteva attendere, però, le opinioni divergono invece sull'ampiezza della riforma e sulle misure proposte. Per garantire un progetto equilibrato in grado di ottenere un consenso maggioritario, il Consiglio federale ha quindi deciso di modificare in alcuni punti il progetto preliminare.

SDA-ATS