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Per il momento non è previsto nessun programma congiunturale per dinamizzare l'economia svizzera. Lo ha indicato oggi in conferenza stampa a Berna il consigliere federale Johann Schneider-Ammann, precisando che un intervento di questo tipo potrebbe essere deciso solo nel caso in cui la Svizzera dovesse avvicinarsi alla recessione.

Il presidente della Banca nazionale svizzera (BNS), Thomas Jordan, ha nuovamente spiegato stamane al governo le ragioni che hanno spinto l'istituto ad abbandonare il tasso di cambio minimo con l'euro, ha precisato il ministro dell'economia. La situazione è difficile, "ma il governo rispetta la decisione della BNS e ribadisce la fiducia nei suoi dirigenti".

L'intervento della BNS ha provocato un balzo del corso del franco nei confronti della moneta unica europea e ha scatenato una serie di incertezze sul valore della divisa elvetica. "Nessuno può predire quanto durerà la sopravvalutazione del franco", ha rilevato Schneider-Ammann, garantendo che il Consiglio federale seguirà da vicino l'evolversi della situazione.

Una cosa è certa, i costi di produzione in Svizzera sono cresciuti nettamente e la sicurezza per i piani futuri è diminuita. Se questa situazione dovesse durare a lungo, la competitività di molte imprese peggiorerà, in particolare nel settore turistico e fra le aziende esportatrici, senza dimenticare il commercio al dettaglio. Secondo il ministro bisogna fare il possibile per evitare una deindustrializzazione della Svizzera.

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SDA-ATS