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Il Consiglio federale invita il Parlamento a respingere l'iniziativa dell'UDC per l'autodeterminazione

KEYSTONE/GEORGIOS KEFALAS

(sda-ats)

Il Consiglio federale invita il Parlamento a respingere l'iniziativa dell'UDC "Il diritto svizzero anziché giudici stranieri (Iniziativa per l'autodeterminazione)" senza opporle un controprogetto.

Secondo il governo, essa produrrebbe incertezze sul piano giuridico, danneggerebbe l'economia e avrebbe conseguenze negative in materia di politica estera. Inoltre alcuni punti - a suo avviso - non sono formulati in modo chiaro.

Il messaggio trasmesso oggi al Parlamento non sorprende, visto che nel novembre dello scorso anno l'esecutivo raccomandava già di respingere puramente e semplicemente il testo costituzionale. In quell'occasione aveva incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) di elaborarlo nella sua forma definitiva.

L'iniziativa dell'Unione democratica di centro (UDC), presentata il 12 agosto 2016, ha raccolto 116'428 adesioni valide. I suoi promotori vogliono sancire il primato del diritto costituzionale su quello internazionale e obbligare le autorità ad adeguare i trattati internazionali che contraddicono la Costituzione e se necessario a denunciarli, ricorda il Consiglio federale in una nota odierna.

Inoltre, se il testo entrasse in vigore, soltanto i trattati internazionali il cui decreto di approvazione è stato assoggettato a referendum sarebbero determinanti per il Tribunale federale (TF) e le altre autorità incaricate dell'applicazione del diritto.

Secondo i democentristi, la prevista modifica costituzionale permetterebbe di mettere in pratica le decisioni di popolo e Cantoni che i politici rifiutano di applicare invocando il diritto internazionale. A titolo di esempio, citano le iniziative sull'immigrazione di massa, sull'espulsione degli stranieri criminali o l'articolo sulla protezione delle Alpi.

Inoltre, l'UDC critica il fatto che diverse sentenze del TF attribuiscano la preminenza del diritto internazionale su quello nazionale e sul volere popolare.

Secondo il governo, invece, un "sì" al testo democentrista avrebbe gravi ripercussioni sia a livello economico che di politica estera e metterebbe "chiaramente" in discussione gli impegni internazionali della Svizzera.

La Confederazione non verrebbe più considerata una parte contraente affidabile e rischierebbe di essere chiamata a rispondere dell'inadempimento dei trattati internazionali con conseguenti contromisure dei partner contrattuali. Ci si esporrebbe alla "legge del più forte", ed essendo un piccolo Stato, la Svizzera dovrebbe avere particolare interesse al rispetto degli obblighi di diritto internazionale, si legge nella nota governativa.

L'iniziativa, secondo il Consiglio federale, minaccerebbe inoltre la certezza sia del diritto sia della pianificazione necessarie alla piazza imprenditoriale svizzera. Il testo limita pure il margine di manovra di cui dispongono il governo e il Parlamento per attuare le disposizioni costituzionali in conflitto con il diritto internazionale, ritiene l'esecutivo, lasciando loro soltanto le opzioni di rinegoziare il trattato o di denunciarlo.

Oltre a ciò, secondo il Consiglio federale, vi è il rischio di indebolire la tutela internazionale delle garanzie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Sul lungo periodo la Svizzera potrebbe pertanto essere esclusa dal Consiglio d'Europa. Quest'ultimo e la CEDU sono strumenti centrali per la promozione e il consolidamento dello Stato di diritto, della democrazia, della sicurezza e della pace in tutta Europa: interessi esistenziali per la Svizzera, afferma il governo nella nota.

L'esecutivo sostiene infine che il testo contiene "diverse imprecisioni e contraddizioni" con la conseguenza, in caso di accettazione, che "i giudici dovrebbero pronunciarsi su importanti questioni relative alla relazione tra diritto internazionale e diritto interno".

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SDA-ATS