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Il Ticino è uno dei cantoni che ha subito maggiormente le ripercussioni della crisi dell'euro sull'immigrazione: il 90% dei nuovi arrivati proviene infatti dall'Italia, uno dei paesi più colpiti dalla recessione, assieme a Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda.

È quanto emerge da uno studio della Segreteria di stato alla migrazione (SEM) adottato oggi dal Consiglio federale.

La crisi ha avuto sicuramente un impatto sull'immigrazione in provenienza dall'Ue-17 e dall'Aels, ma solo per quanto riguarda Italia, Portogallo Spagna, cioè paesi da dove già arrivano tradizionalmente numerosi immigrati. Il numero di greci e irlandesi domiciliati in Svizzera è rimasto praticamente invariato.

Per quanto riguarda la popolazione residente permanente le variazioni non sono di peso. Il numero di italiani, principale gruppo di stranieri in Svizzera, è rimasto stabile fino al 2011, poi è ricominciato ad aumentare leggermente.

Le differenze per quanto riguarda la popolazione residente non permanente (permessi L) sono più marcate: i tedeschi sono diminuiti dal 2009, i portoghesi sono rimasti stabili, mentre aumentano italiani e spagnoli. Parallelamente dal 2010 è cresciuto anche il numero di frontalieri.

Dopo il 2010 è nettamente aumentato il numero di immigrati in provenienza dai paesi colpiti dalla crisi, in particolare per quanto riguarda i permessi B. I motivi che li hanno spinti a venire in Svizzera sono rimasti invariati nel tempo: nel 2013 i due terzi degli immigrati sono venuti per svolgere un'attività lucrativa.

Ci sono notevoli disparità da un cantone all'altro. La maggioranza delle persone provenienti dai paesi in crisi si è stabilita nei cantoni Vaud, Zurigo e Ticino.

Ma se a Zurigo queste persone rappresentano solo un terzo dei nuovi arrivi, in Ticino la loro percentuale sale al 90%. Anche i cantoni romandi, Glarona e i Grigioni risultano particolarmente toccati da questo fenomeno.

Per quanto riguarda le qualifiche professionali, in generale le persone provenienti dai paesi colpiti dalla crisi hanno un livello di formazione più basso rispetto agli immigrati di altri paesi Ue.

La percentuale di italiani, spagnoli e portoghesi che rimpatriano entro due anni dal loro arrivo è molto più bassa rispetto a quella dei cittadini di altri paesi Ue: un terzo, contro due terzi per gli altri europei. Questo lascia supporre una certa pressione su questo gruppo, spiega la SEM, dovuta alla persistenza della crisi.

Inoltre la percentuale di immigrati dopo il 2009 provenienti dai tre paesi in crisi che finiscono in disoccupazione nei primi due anni è aumentata.

Il Consiglio federale ha pure approvato un altro rapporto sulle differenze cantonali nell'applicazione della libera circolazione. In funzione della loro dimensione e situazione geografica, i cantoni sono confrontati con un'immigrazione di entità e composizione diverse. Questo spiega anche le differenze per quanto riguarda le risorse di personale messe a disposizione per rispondere alle sfide nel settore degli stranieri.

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SDA-ATS