Un controllo più stringente sugli investimenti esteri in Svizzera, per esempio da parte di aziende cinesi a caccia di buoni affari, non offrirebbe al momento alcun vantaggio supplementare alla Svizzera.

Il benessere economico della Confederazione dipende molto dall'afflusso di capitale straniero, sostiene il Consiglio federale in un rapporto destinato alle Camere federali in risposta a due postulati, in cui si precisa che il governo intende in ogni caso monitorare la situazione negli anni a venire. Dai due atti parlamentari, inoltrati dal Consiglio degli Stati, emerge una certa preoccupazione per l'offensiva lanciata da alcuni Paesi a caccia di aziende da rilevare. È avvenuto, per la Svizzera, con Syngenta, Swissport e Gate Gourmet, passate in mano ad aziende cinesi. Gli investimenti diretti in Svizzera alimentano, secondo una nota odierna della Segreteria di Stato dell'economia (SECO), il timore che ne possa risultare una perdita di posti di lavoro, di know-how o un rischio per la sicurezza nazionale.

Secondo l'esecutivo, le autorità possono già contrastare adeguatamente eventuali pericoli in virtù della legislazione vigente. Sottoporre gli investimenti diretti a controlli ufficiali non apporterebbe per il momento alcun valore aggiunto, si legge nel comunicato, ma comporterebbe invece oneri amministrativi supplementari per le imprese interessate, genererebbe incertezza tra gli investitori e nuocerebbe all'attrattiva della piazza economica elvetica.

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