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Troppo timido per la sinistra, troppo burocratico per la destra: benché oggetto di critiche, il Consiglio federale intende presentare lo stesso alle Camere federali la revisione della legge sul lavoro nero (LLN).

Entro la fine dell'anno, spetterà al Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) elaborare un messaggio in tal senso.

Stando a una nota odierna del DEFR, la maggioranza dei partecipanti alla procedura di consultazione condivide in linea di massima le proposte di modifica.

In particolare, l'esecutivo intende riprendere in buona parte le proposta di intensificare la collaborazione tra organi di controllo e autorità interessate, ma non le nuove disposizioni sul finanziamento, "che hanno raccolto più voti contrari che favorevoli".

L'obiettivo della revisione è dotare gli organi cantonali di controllo di strumenti di lotta al lavoro nero più efficaci mediante, per esempio, un miglioramento dello scambio di informazioni tra le autorità interessate.

Lavoro nero, destra e padronato scettici

L'impresa di convincere il Parlamento non si annuncia facile invero: la sinistra e i sindacati giudicano troppo debole il progetto, mentre l'UDC, il PLR e le associazioni padronali lo considerano troppo burocratico. I cantoni, primi interessati, lo sostengono ma con un distinguo: non vogliono essere loro a pagare.

Per quanto attiene alla maggiore collaborazione fra autorità - ossia ispettori del lavoro, responsabili dell'aiuto sociale, del controllo abitanti e dell'amministrazione fiscale - PLR e PPD si sono detti favorevoli ad intensificare lo scambio di informazioni, con un solo distinguo: le autorità di controllo godrebbero di un eccessivo margine di interpretazione.

Per l'UDC, l'Unione svizzera degli imprenditori (USI) e l'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), invece, le modifiche di legge provocherebbero un aumento della burocrazia. Insomma, l'attuale legge è sufficiente.

La destra ha criticato in particolare una delle proposte del Consiglio federale: la possibilità di infliggere una multa ai datori di lavoro che non annunciano i nuovi assunti all'AVS. L'UDC vorrebbe addirittura abolire l'obbligo di notifica dei nuovi dipendenti.

Progetto non abbastanza incisivo per sinistra e sindacati

Di parere opposto l'Unione sindacale svizzera, secondo cui quest'ultima disposizione è la chiave di volta della lotta contro il lavoro nero. Per la sinistra e sindacati le multe previste nel progetto di legge sono poi troppo blande e quindi poco dissuasive: l'esecutivo propone sanzioni di 1000 franchi per le imprese che non annunciano i dipendenti all'AVS e 5000 franchi in caso di recidiva. I Verdi propongono multe di 30'000 franchi e 50'000 in caso di recidiva.

Il progetto prevede anche di cambiare la chiave di ripartizione dei costi per i controlli sul lavoro nero, che attualmente vengono suddivisi in parti uguali da Confederazione e cantoni. Berna assumerebbe in futuro solo il 40% delle spese legate al salario degli ispettori.

Per i cantoni è assurdo che la Confederazione voglia inasprire la lotta contro il lavoro nero e nel contempo ridurre i costi del personale impegnato in questo compito. I cantoni poi sarebbero spinti a fare controlli solo in certi settori, a scapito di una prevenzione generale.

Stando allo stesso DEFR, in Svizzera il lavoro nero ha un volume di 45 miliardi l'anno, il 6,9% del Prodotto interno lordo. Un rapporto del 2012 aveva concluso che era necessario rivedere la legge.

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SDA-ATS