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Il Consiglio federale chiede 100 milioni di franchi in più per formare un numero maggiore di medici in Svizzera, evitando in questo modo di dover ricorrere a specialisti provenienti dall'estero (oggi al 30%).

Il progetto adottato oggi dovrebbe permettere un ricambio generazionale di dottori e far fronte alle possibili difficoltà di reclutamento che potrebbero insorgere dopo l'applicazione dell'iniziativa popolare UDC contro l'immigrazione di massa.

Per raggiungere tale obiettivo, il Governo chiederà un credito aggiuntivo completando il messaggio - previsto per marzo - riguardante la promozione dell'educazione, della ricerca e dell'innovazione per gli anni 2017-2020, ha precisato una nota congiunta del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e di quello assieme degli Interni (DFI).

Benché negli ultimi anni le università abbiano notevolmente aumentato i posti di studio in medicina, occorrono ulteriori sforzi per raggiungere la cifra di 1300 diplomi all'anno raccomandata dal Consiglio federale, ha dichiarato oggi davanti ai media il Consigliere federale Alain Berset.

Ogni anno, ha aggiunto il responsabile del DFI, "dagli atenei elvetici escono da 800 a 900 medici", mentre altri duemila - di cui mille dalla sola Germania - vengono dall'estero. Per questo, ha spiegato il ministro della sanità, nell'ambito delle misure d'accompagnamento per l'attuazione dell'articolo 121a della Costituzione federale e dell'iniziativa sul personale qualificato, l'Esecutivo ha adottato assieme ai Cantoni alcune misure per incrementare a lungo termine il numero di neodiplomati in medicina.

Quanto al futuro profilo dei medici, il Consigliere federale socialista ha sottolineato che vi sarà un bisogno maggiore di medici di base in grado di collaborare con altri specialisti per far fronte all'invecchiamento della popolazione e alle patologie tipiche che colpiscono queste persone.

La decisione odierna fa parte di un piano più vasto elaborato dal DEFR al DFI volto a sfruttare maggiormente la forza lavoro indigena. Parallelamente al credito, il Governo ha anche adottato il rapporto conclusivo "Formazioni professionali sanitarie", cui fa capo il "Programma speciale medicina umana".

Stando al documento, presentato ai media dal responsabile del DEFR, Johann Schneider-Ammann, il numero di professionisti che portano a termine formazioni sanitarie rappresenta un presupposto fondamentale per garantire anche in futuro l'assistenza sanitaria in Svizzera.

Per coprire con forza lavoro indigena il fabbisogno crescente nel settore sanitario, occorrono più posti di formazione e profili professionali interessanti, orientati alle esigenze del mondo del lavoro.

Il masterplan 2010-2015 sulle professioni sanitarie ha permesso, secondo il ministro PLR, di applicare provvedimenti per formare più personale. Il rapporto conclusivo mostra che i titoli conseguiti a livello nazionale sono in costante aumento: dal 2007 è più che raddoppiato il numero di diplomi di operatore sociosanitario AFC (attestato federale di capacità) rilasciati, coprendo oltre l’84% del fabbisogno stimato di giovani professionisti in questo ambito.

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SDA-ATS