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Il Consiglio federale raccomanda al parlamento di respingere senza controprogetto l'iniziativa popolare "Sì alla protezione della sfera privata", poiché già sufficientemente garantita nell'attuale ordinamento giuridico.

L'iniziativa, promossa d ambienti "borghesi" (PLR, UDC, PPD, Lega dei ticinesi, Unione svizzera delle arti e mestieri e proprietari fondiari), mira ad ancorare nella Costituzione federale il segreto bancario per le persone residenti in Svizzera ed evitare che il fisco si trasformi in futuro in un organo di polizia. Il testo di modifica costituzionale ha raccolto 117'531 firme valide.

La modifica costituzionale, stando al Governo, potrebbe ostacolare la corretta riscossione delle imposte di Confederazione, Cantoni e Comuni, compromettere la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, ma anche gli sforzi per allinearsi agli standard internazionali, ha dichiarato stamane in conferenza stampa la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf.

Un "no" all'iniziativa, secondo la ministra delle finanze, non modificherebbe la situazione attuale dei contribuenti svizzeri, dal momento che la protezione della loro sfera privata dalle intrusioni dello Stato, e in particolare dal fisco, è garantita sia dall'articolo 13 della Costituzione federale che dal segreto bancario iscritto nella legge federale sulla banche.

Già oggi, ha precisato la rappresentante del Partito borghese democratico (PBD) nell'esecutivo, le autorità fiscali non possono ottenere informazioni dalle banche su un contribuente, a meno che non sia in corso un procedimento penale.

L'iniziativa si propone di completare l'articolo 13 con disposizioni volte a rafforzare le protezione della sfera finanziaria dei contribuenti, sia Svizzeri che stranieri domiciliati, giudicate eccessive e non sufficientemente precise da Eveline Widmer-Schlumpf.

In futuro, secondo i promotori dell'iniziativa, il fisco potrebbe richiedere a terzi informazioni nell'ambito delle imposte dirette riscosse dai cantoni unicamente in caso di procedimento penale e "solo se sussiste il sospetto di manipolazione di documenti volto a commettere una sottrazione di imposta importante, intenzionale e continuata". Per di più, un tribunale dovrebbe decidere se sussiste un sospetto fondato.

A detta della ministra, simili condizioni cumulative renderebbero impossibile per il fisco richiedere, come accade ora, informazioni presso un datore di lavoro o un'assicurazione per accertare la situazione patrimoniale di un contribuente che si rifiuta di collaborare.

A suo avviso, l'iniziativa contiene principi poco o punto definiti, come quello di "somma importante", non indica quale istanza giudiziaria verrebbe incaricata di verificare l'esistenza di un sospetto fondato. Inoltre, limita il potere del fisco ai procedimenti penali e ai casi di sottrazione "intenzionale e continuata".

L'iniziativa, secondo Widmer-Schlumpf, rischia insomma di rendere il lavoro del fisco ancora più complicato, se non facilitare l'evasione.

Per la ministra, l'iniziativa prevede condizioni cumulative troppo severe e vaghe. Widmer-Schlumpf ha ricordato quanto sia stato tortuoso il percorso per definire, nell'ambito della lotta al riciclaggio e delle indicazioni del Gruppo d'azione finanziaria internazionale (GAFI), l'ammontare - poi fissato a 300 mila franchi - a partire dal quale si può parlare di "delitto fiscale qualificato" preliminare al riciclaggio di denaro.

In merito alle indicazioni del GAFI, Widmer-Schlumpf ha ricordato che l'iniziativa rischia di avere conseguenze negative anche in quest'ambito, visto che le banche potrebbero desistere dall'annunciare transazioni sospette all'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS), tenuto conto della vaghezza della nozione di "somma importante" e della necessità di ottenere l'avallo di un giudice.

Se gli obblighi limitati dei terzi di informare dovessero valere anche per la legge sul riciclaggio di denaro, l'iniziativa introdurrebbe notevoli ostacoli in questo settore, ha messo in guardia la consigliera federale grigionese.

L'evasione, ha ricordato, è sovente l'anticamera di reati ben più gravi, come il riciclaggio di proventi da attività criminose, tra cui il terrorismo.

In riferimento a persone con domicilio o sede in Svizzera, gli intermediari finanziari non potrebbero quindi effettuare segnalazioni in merito a reati fiscali qualificati al MROS.

Potrebbe essere pregiudicato lo scambio di informazioni tra gli uffici di comunicazione svizzeri e quelli esteri per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Tutto ciò avrebbe effetti negativi sulla conformità della Svizzera agli standard internazionali.

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SDA-ATS