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Il Consiglio federale non ritiene opportuno un obbligo generalizzato di munire i gatti di un microchip di identificazione per ragioni di prevenzione da epizoozie. Respingendo un postulato in questo senso presentato dal consigliere nazionale ticinese Pierre Rusconi (UDC), il governo rileva che per i gatti il rischio di un'epidemia di rabbia è esiguo.

Nel suo postulato, presentato il 12 settembre, il deputato ticinese invita il Consiglio federale a elaborare un disegno di legge e a presentare "un rapporto sull'introduzione di un microchip obbligatorio anche per i gatti, così come già previsto per i cani" dal 2006. Rusconi rileva che "in alcuni paesi esteri questo obbligo è esteso anche ai gatti e ai furetti, in particolare nei paesi dove è diffusa la rabbia".

Nella sua risposta, il governo rileva che in Svizzera dal 1999 la rabbia può essere considerata debellata: anche se vi possono essere casi sporadici il pericolo di epidemia è esiguo. Inoltre il gatto presenta un rischio epidemiologico inferiore rispetto al cane, "tant'è che la vaccinazione antirabbica dei gatti non è mai stata obbligatoria, né in Svizzera né nell'UE".

Secondo il Consiglio federale, è indubbio che un microchip possa essere di aiuto al proprietario per ritrovare più rapidamente un gatto disperso, ma ciò avviene sulla base di un'iniziativa personale.

Si tratta tuttavia di un procedimento che richiede tempo e denaro: bisogna registrare i dati necessari all'identificazione dell'animale e del proprietario, notificarli a una banca dati che dovrà anche essere informata di tutti i cambiamenti (passaggio di proprietà, nuovo indirizzo,...). Ciò è già possibile, per chi lo desidera, presso la banca dati centrale sui cani (ANIS), istituita su mandato dei Cantoni.

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SDA-ATS