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Ricercatori dell'università di Berna hanno dimostrato, per le prima volta, che le comete subiscono l'effetto del cosiddetto vento solare.

Ci sono riusciti, con un po' di fortuna, servendosi della loro strumentazione a bordo della sonda Rosetta dell'Agenzia spaziale europea (Esa), che ha permesso di stabilire la composizione della superficie della cometa Chury. Questa appare imparentata con le condriti, meteoriti che risalgono alle origini del Sistema solare.

Il vento solare è un flusso di particelle cariche emesso dall'alta atmosfera del Sole, spiega l'enciclopedia libera on line Wikipedia. È principalmente composto di elettroni e protoni con energie elevate.

Le particelle vanno a sbattere contro la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, più nota al grande pubblico come Chury, e distaccano degli atomi dalla sua superficie, spiega un comunicato odierno dell'ateneo bernese. E a questo punto entrano in gioco i due spettrometri di massa di Rosina (sigla di Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis), collocata a bordo di Rosetta.

Lo strumento d'analisi, che segue le istruzioni inviate dall'Istituto di fisica e dal Centro per lo spazio e l'abitabilità (CSH) dell'alta scuola, è infatti in grado di determinare l'identità degli atomi scollatisi da Chury: la messe è variata e va dal sodio al magnesio passando ad esempio per il calcio, tutti elementi ben noti ai ricercatori che si occupano di meteoriti.

La loro abbondanza relativa, spiega il "team Rosina" diretto da Peter Wurz in una pubblicazione sulla rivista Astronomy & Astrophysics attualmente in fase di stampa, corrisponde parecchio a quella nota per le condriti, la classe di meteoriti più vecchi. Le condriti sono di gran lunga i meteoriti che più spesso cadono sulla Terra.

Se gli strumenti di rilevazione fossero stati accesi solo poco più tardi, il vento solare non avrebbe portato nulla ai ricercatori bernesi.

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SDA-ATS