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Cibercriminalità: attenti a falsi messaggi e estorsioni in rete

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 maggio 2012 - 11:15
(Keystone-ATS)

Un internauta avvisato è mezzo salvato. Gli attacchi phishing, i tentativi di truffa ed estorsioni con software malevoli, i cosiddetti ransomware, sono in aumento, avverte la Centrale d'annuncio e d'analisi per la sicurezza dell'informazione MELANI nel rapporto relativo al secondo semestre 2011, pubblicato oggi.

Occorre dunque prestare attenzione ai falsi servizi d'assistenza informatica. Hanno in particolare destato scalpore mediatico le chiamate telefoniche di presunti collaboratori di Microsoft o di altre ditte attive nelle tecnologie dell'informazione (IT). In questi casi i truffatori si spacciano per impiegati addetti all'assistenza per conto dell'impresa in questione.

Questi ultimi richiamano l'attenzione su messaggi di errore che possono essere risolti solo se la vittima autorizza l'accesso remoto all'azienda IT. Se questo viene accordato, gli aggressori possono manipolare il computer come se lo stessero usando personalmente. Sono quindi in grado di spiare, per esempio, i dati delle carte di credito.

MELANI avverte poi che a intervalli regolari si manifestano ancora attacchi diretti ai conti di posta elettronica. Una volta entrati in quest'ultimi, gli aggressori hanno accesso a tutti gli indirizzi salvati nella lista dei contatti.

A questi indirizzi vengono inviate e-mail a nome del proprietario effettivo del conto, secondo le quali il mittente sarebbe ad esempio bloccato all'estero perché derubato di soldi e passaporto. In conclusione i truffatori richiedono l'invio di denaro per pagare il conto dell'albergo e il viaggio di ritorno.

Taluni cibercriminali - informa ancora MELANI - utilizzano direttamente l'arma dell'estorsione. Un software malevolo ha così bloccato in novembre certi computer in Svizzera. Questo software fa comparire sulla schermata del calcolatore infettato un messaggio che abusava del logo del Dipartimento federale di giustizia e polizia. L'utente era invitato a versare una multa di 150 franchi con il pretesto che nel suo PC è stata ritrovata pedopornografia.

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