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Migliaia di liceali cileni hanno partecipato oggi a una serie di manifestazioni non autorizzate, che si sono concluse con scontri con la polizia, per segnare il termine di tre settimane di mobilitazione, appoggiata dai sindacati universitari, per rivendicare una profonda riforma dell'insegnamento nel paese sudamericano.

Le proteste di oggi segnano l'inizio di una nuova tattica da parte degli studenti: invece di convocare una manifestazione di massa nel centro di Santiago, come si faceva prima, ora invece sono stati organizzati oltre una dozzina di cortei nella capitale e in altre località del paese, formalmente per consegnare ai sindaci del luogo -nel sistema cileno, l'insegnamento pubblico è gestito dai comuni- le rivendicazioni di sindacati ed associazioni del settore.

La nuova tattica, però, si è conclusa alla vecchia maniera: scontri fra gruppetti di una decina di manifestanti, che lanciavano pietre contro la polizia, e le unità antisommossa, che rispondevano con pallottole di gomma, idranti e gas lacrimogeni. I principali episodi di violenza si sono registrati nel centro di Santiago e a Providencia, nella provincia della capitale cilena.

Il presidente cileno, il conservatore Sebastian Pinera, ha criticato i manifestanti, sostenendo che "meno dell'1% degli studenti" partecipano in queste mobilitazioni, e sottolineando che "il governo ascolta con attenzione a tutti, non solo a quelli che scendono in piazza e occupano le scuole".

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SDA-ATS