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Le autorità cinesi hanno annunciato oggi le condanne a pesanti pene detentive di nove persone davanti a circa tremila persone, riunite all'aperto nella instabile regione del Xinjiang.

Dal mese scorso in Cina è stata rispolverata l'usanza dell'annuncio pubblico delle sentenze, in vigore ai tempi della Rivoluzione Culturale quando le parole d'ordine erano quelle di "umiliare" e "annientare" il "nemico".

In maggio, 55 condanne, tre delle quali alla pena capitale, sono state annunciate in uno stadio davanti a 7.000 persone. I condannati hanno tutti nomi uighuri, l'etnia musulmana di lingua turcofona che vive nello Xinjiang.

La rivolta degli uighuri è in corso dal 2009, quando quasi 200 persone furono uccise in scontri a sfondo etnico a Urumqi, la capitale della regione. Dall'inizio dell'anno si sono moltiplicati gli attentati che spesso colpiscono civili cinesi. Secondo la stampa locale, nel solo mese di maggio sono stati celebrati nello Xinjiang contro presunti terroristi più di 300 processi. Decine di questi si sono conclusi con condanne a morte, 13 delle quali sono state eseguite.

SDA-ATS