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L'autorità di vigilanza dei mercati cinesi non hanno preso decisioni nella riunione tenuta d'urgenza a seguito del crollo dei mercati e la loro chiusura anticipata dopo solo circa 30 minuti di contrattazione. È quanto riferisce la Bloomberg.

Nei giorni scorsi le autorità di Pechino aveva rinnovati i limiti di vendita per i maggiori azionisti mentre fondi governativi erano intervenuti sul mercato acquistando titoli.

Intanto la Banca centrale cinese, in un editoriale pubblicato sul sito, si dice capace di mantenere lo yuan "a un livello ragionevole di equilibrio" e di fare fronte "a quelle forze che speculano" e "provano a trarre profitto" sulla moneta. La rassicurazione arriva dopo che lo stesso istituto centrale ha svalutato nuovamente la moneta e i mercati sono crollati.

I timori di una situazione economica peggiore del previsto in Cina hanno provocato un avvio in picchiata per le borse europee: a Londra il Ftse 100 cede l'1,78%, a Milano l'indice Ftse Mib scende del 3,85%, a Francoforte il Dax perde oltre il 2,8% e a Parigi il Cac 40 perde il 3%. Apertura in forte ribasso per la borsa svizzera: alle 09.15 l'indice dei valori guida SMI segnava 8'450,49, in flessione dello 1,89% rispetto a ieri, mentre il listino globale SPI perdeva l'1,74% a 8'724,20 punti.

La situazione in Cina e la sovrapproduzione di petrolio hanno mandato al tappeto il prezzo del greggio, già in calo nei giorni scorsi. Il WTI cede il 4% a 32,6 dollari al barile fra forti scambi mentre il Brent cala a 32,75 dollari. Per alcuni analisti la soglia dei 30 dollari non è più così lontana.

Ma il crollo dei mercati cinesi ridà fiato al prezzo dell'oro, finito in affanno negli ultimi mesi per via del rialzo dei tassi Fed e l'apprezzamento del dollaro. Il metallo giallo con consegna immediata risale sopra la soglia dei 1100 dollari l'oncia (+0,8% a 1102,85).

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SDA-ATS